Perdere i pezzi

Stamattina, solo per un attimo, mi ha svegliato il suono di un messaggio su Whatsapp, capita ogni tanto, e nel sonno non vai a pensare che possa essere qualcosa di importante.

Nel sonno ti rendi solo conto che è molto presto e mandi una bestemmia a chi ti scrive a quell’ora, cercando di riaddormentarti.

Stamattina ci sono riuscita e solo dopo…

Era mia cugina Valentina e, come quasi sempre succede, dato che non ci sentiamo quasi mai, quello che mi ha scritto non era una buona notizia.

Mio cugino Pierpaolo, suo fratello, se n’è andato ieri.

Quanti pensieri ti passano per la testa in questi momenti, quante cose ti vengono in mente, come, cosa può essere successo, e la distanza accentua e ingigantisce tutto.

Pur avendo quasi perso i contatti ormai resta comunque il fatto che con loro, Paolo e Valentina, siamo stati bambini e siamo cresciuti insieme, un rapporto quasi quotidiano nella nostra infanzia e adolescenza, le nostre famiglie avevano in comune l’Azienda creata dai nostri genitori, mio padre e mio zio e, dopo di loro, le nostre mamme.

Caorle 1971

Diventa inevitabile correre indietro nel nostro passato comune, fin dai giochi fatti insieme, alle vacanze al mare o in montagna insieme, ai momenti più importanti delle nostre vite vissuti insieme.

Poi la vita ti porta via, ognuno di noi ha la sua strada e spesso prende direzioni diverse, resta il contatto sporadico per gli auguri di Natale o compleanno, e poi neanche più quello.

Facile col senno di poi rendersi conto del tempo passato, sprecato, facile dire “e se…”

Arrivano momenti come questo in cui tutto ti crolla addosso e se è vero che la tua vita in fondo non cambierà, è vero anche che hai perso un altro pezzo di te stessa, un pezzo che è una ferita, che lascerà un’altra cicatrice.

Mi sento un’ipocrita perchè piango, anche scrivendo qui, mi dico che in fondo, razionalmente, non hanno senso queste lacrime che escono da sole dai miei occhi.

Castel di Fiemme 1968

Penso a quante volte ho pensato a loro, a lui, nella data del suo compleanno o quando sono tornata in Italia, dicendo a me stessa “non stavolta ma la prossima mi farò viva, chiamerò almeno… “

E adesso, da brava ipocrita, so che non ci sarà più una prossima volta per lui.

Voglio però che ci sia una prossima volta per le sue bimbe, che ho visto solo da piccole, voglio che ci siano prossime volte per Valentina e sua figlia Francesca che neanche conosco, voglio che ci siano prossime volte per non dover ancora pensare: “e se…”

E metto qui qualche foto di quando eravamo bimbi insieme, ho ben poco di più recente, ma è anche questo un modo mio di dire: ciao Paolo.

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