Pordenone

Per non perdere le buone abitudini (che siano buone o no non è che abbia molta importanza).

Mi sono sentita come qualche anno fa che partivo con la mia macchinina e facevo un migliaio di km in 2 giorni, ed è esattamente quello che ho fatto ieri e oggi.

Sono partita ieri mattina, tardi in effetti.
Io quando so che devo partire e fare strada sono impaziente, non mi va di perdere tempo, ma ieri non ero da sola, ero con Alessandro, il bimbo di Chiara, per cui…

Aspetta che si svegli: alla fine l’ho svegliato alle 9 passate.
Aspetta che si metta le ultime cose in valigia: avrò aperto e chiuso quella valigia minimo 10 volte, sempre aggiungendo qualcosa.
Carica la macchina e… fermiamoci al Centro Commerciale ordinare un CD… poi deve andare in bagno, poi “facciamo un salto a Media World ?”

Alla fine mi sono stufata.
Gli ho detto “Ale, dobbiamo fare 400 km, dici che possiamo andare ???”

E non è finita, non ha fatto colazione per cui… fermiamoci in Autogrill a mangiare.

Insomma, per me un’agonia, aggiungiamoci le code in autostrada, parti.. ferma.. riparti… ferma di nuovo.
E senza fumare in macchina, ovviamente, stavo per fumare dalle orecchie alle 5 del pomeriggio quando siamo arrivati.

Ma, aldilà del viaggio, Pordenone, casa degli zii, la casa dove ho passato parecchi periodi, anche lunghi, quando ero bambina.

La casa è sempre la stessa, stessi mobili, stesso terrazzo, stesso cortile con la ghiaia in cui giocavamo io e Armando.
Ma nello stesso tempo è molto diversa.

Non ci tornavo da moltissimi anni, probabilmente una trentina.
Nei miei ricordi l’ultima volta che ci sono tornata è stato proprio per il funerale di Armando.

La sua camera è la stessa anche se leggermente diversa, manca la testa di cinghiale alla parete, manca la bacheca con le pistole, la collezione di Tex in fila sullo scaffale, gli album di francobolli sulla scrivania, sicuramente mancheranno altre cose che nei miei ricordi non trovo.

Manca la sua presenza, ho sentito il vuoto che ha lasciato dritto nello stomaco.

Nella sua camera adesso dorme lo zio Nenè, lui è sempre lo stesso, nei suoi 90 anni, forse un po’ più svanito, è un po’ sordo e secondo me ne approfitta per farsi gli affari suoi.

Quando gli ho chiesto delle pistole ha allungato la mano e ha tirato fuori una semiautomatica, dicendo con un sorriso “eccola qua, pronta col colpo in canna, se entra qualcuno almeno posso dire che ci ho provato..”

La zia… sempre logorroica a parlare dei suoi mali e di quelli degli altri, lei l’avevo rivista qualche volta negli ultimi anni e soprattutto abbiamo parlato spesso al telefono, specie negli ultimi tempi.

Mi ha fatto piacere tornare in quella casa ma ..
dopo niente è più lo stesso.

è sempre un errore tornare in un posto che hai cristallizzato nella memoria, è inevitabile trovarlo diverso, e a volte fa male.

Stamattina sono scappata via presto, ufficialmente per andare a Trieste (120 km o poco più), per cui ho tranquillizzato la zia, invece mi sono diretta dalla parte opposta e sono tornata a Milano.

Un raid veloce, 700 km o giù di lì, ma sono contenta di essere qui di nuovo.
Per la strada, allontanandomi dal Friuli, mi accompagnavano le montagne vicine, coperte di neve.

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