Domani.. e ieri

Milano, è notte.
Sono uscita in terrazza a fumare una sigaretta, piove.

Il cielo non è scuro, le luci della città illuminano le nuvole e fanno del cielo una cappa grigia.
Ci sono rumori di traffico, a volte voci nella strada.

Milano è una grande città, in cui c’è sempre qualcuno di sveglio, anche alle 3 di notte, anche quando piove.

Non voglio dormire stanotte.
Devo alzarmi presto e ormai ho paura di non sentire la sveglia, è tardissimo.

Pensavo, in uno sprazzo di follia, di uscire, prendere la macchina e fare un giro per la città, quando meglio che di notte, quando il traffico che paralizza tutto è solo un ricordo di ieri e ricomincerà solo fra qualche ora.
Solo la notte si può girare per una città, senza meta, e solo di notte puoi vedere bene i grandi viali, scegliere le deviazioni, decidere di fermarti o di ripartire, di continuare o di tornare.

E’ sempre stata una mia piccola follia, quella di fare cose che difficilmente vengono in mente alla gente “normale”, come sarebbe questa.

E l’ho fatto, molte volte, l’ho fatto a Padova o anche andando in città vicine, Vicenza, Venezia, una volta a Trento.

L’ho fatto molte volte a Roma, oh si.

Ho ancora davanti agli occhi il Colosseo illuminato, l’Altare della Patria e il Campidoglio soffusi di luce gialla, il lungotevere col muretto punteggiato di lampioni e l’acqua del fiume che brillava.
La città intera, vigile anche se addormentata, vista dal Gianicolo.

L’ho fatto col fresco delle notti estive e con la pioggia di novembre.

Ma Roma è Roma, è sempre stata un po’ casa mia, non mi ha mai fatto paura.

Milano invece si, mi intimidisce, mi mette soggezione, mi fa sentire piccola, indifesa.

Milano è fredda, glaciale, e lo è sempre, sia nelle gelide notti invernali che nelle bollenti giornate estive quando anche l’asfalto si scioglie dal calore.

E poi questo tipo di follie si fanno quando si hanno meno anni sulle spalle, e meno pensieri, e molta incoscienza o semplicemente più fatalismo.
Ormai sono cose che non farò più, forse anche questo è invecchiare.

Man mano che passa il tempo hai sempre meno scelte, meno spazio per quel pizzico di follia che è il sale di una vita altrimenti vuota e banale.

Ed è esattamente così che diventa, la tua vita, vuota e banale.

Anche se non smetti di dire a te stessa “un giorno… vedrai… ”

Smetti di rischiare, smetti di lanciare i dadi e prendere quello che viene, una volta potevi accettare di vincere o perdere perché sapevi di avere ancora altre mani da giocare.
Ora non più.

Dentro di te sai che non puoi più permetterti di perdere, hai già perso troppo.
Per cui…

Come chi non ha scelta tornerò in terrazza a fumare un’altra sigaretta, a sentire il fruscio delle ormai rare auto che passano, a sorridere delle gocce di pioggia sugli occhiali e a rabbrividire, solo un pochino, respirando la fresca aria notturna.

Ostinata cercherò di non chiudere gli occhi per non lasciar spazio al sonno e dirò al mondo, e a te che dormi già da un po’:

Buonanotte, a domani.

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