Cose che capitano

In fondo niente di così speciale, piccole cose quotidiane, anche se dopo lunghi periodi in cui non succede assolutamente niente sembrano eccezionali.

Sai quando le cose si accumulano tutte nello stesso periodo… ecco appunto.

Nell’ultima settimana sono stata super attiva, per i miei normali canoni, e visto che poi mi dimentico ecco qua, diario degli ultimi 8 giorni.

Cominciamo con mercoledì della settimana scorsa (3 settembre), finalmente mi sono decisa ad andare a tagliare i capelli, ormai avevo ciuffetti ribelli che spuntavano da tutte le parti, era ora.

La sorpresa è stata che, qui dove una volta tutto costava poco, dove fino a prima del Covid un taglio di capelli era sui 12€, andare dalla parrucchiera si è rivelato un salasso.

Niente creme, shampoo speciale, piega, niente di niente, solo taglio… 34€ è un investimento che non potrei permettermi troppo spesso, direi.

Menomale che ci vado ogni 2 o 3 mesi e che ho smesso da anni di fare la tinta.

Insomma, mi sento fregata, non mi dispiaceva come lavora quella parrucchiera ma non ci andrò più.

Poi le tasse.

Ebbene sì, per la prima volta da quando sono qui ho dovuto pagare le tasse.

Spiego.

Come lavoratore dipendente senza altri redditi, ho ovviamente la trattenuta fiscale in busta paga, se c’è una differenza è solo se si supera una certa cifra annuale, cosa che sono ben lontana da fare.

Ma quest’anno (redditi 2024), per evitare di fare rimborsi, o chissà perché, il governo portoghese ha deciso di “saltare” per due mesi la tassazione in busta paga per cui, nel momento della denuncia dei redditi (IRS) invece di essere a credito è risultato che dovevo pagare qualcosa.

Non una grossa cifra eh (53€), ridicola in effetti, ma da cacciare fuori.

Ed è arrivato, e passato, il momento di farlo, dico passato perché, grazie al calendario che quest’anno vedeva gli ultimi due giorni di agosto come fine settimana, la scadenza era il 1° settembre.

Solo che nella mia testa io pensavo al 30 settembre ed ero tranquilla.

Solo per caso ho guardato mercoledì mattina e con una bestemmia infiorata mi sono resa conto che ero in ritardo.

Mi sono messa a girare per il quartiere per capire come pagare, vado in banca? Posso farlo in posta?

In posta solo contanti, ma ho scoperto che potevo farlo tranquillamente ad uno sportello ATM (bancomat).

Al primo sportello c’era la coda e quando è stato il mio turno non funzionava, sono riuscita, con una facilità estrema, solo al secondo (dopo una seconda coda).

Dimenticavo che ai portoghesi piace fare la coda 😀

Ma anche questa è fatta, mi arriverà una multa ovviamente, spero che non sia maggiore dell’importo che dovevo pagare, solo per farmi dispetto.

Comunque quel giorno ho fatto anche la spesa, in effetti è quello che faccio nel mio weekend, sia la spesa online sia un po’ di cose fresche in supermercato.

E per chiudere la giornata cena con Sandra (la ex coinquilina) che è venuta qui sia per prendersi la lettera delle sue tasse da pagare (stessa situazione mia, ritardo compreso), sia per tornare a vedere com’è la casa adesso che lei è via da qualche mese, poi per salutare l’omino dei gatti, insomma una piccola rimpatriata.

Siamo andate all’Honest Green che hanno aperto qui vicino (quelli del casino coi bidoni delle immondizie di cui avevo raccontato).

Che dire, non fa per me, piatti strani, super salutisti, erba da tutte le parti (nel senso di insalata), io non mangio nessun tipo di erba per cui alla fine ho mangiato tre micro-fettine di pollo e pane e tofu, e già questo… giusto perché avevo fame.

Ok, Honest Greens per me può anche non esistere, già dato.

Anzi se non esistesse mi farebbero pure un favore, fanno casino tutte le sere, musica, gente in giro, macchine parcheggiate ovunque, sembra di stare a Rimini in alta stagione.

La cosa migliore è stata il gelato, fino a pochi anni fa c’era un’unica gelateria in zona (credo che allora forse ce n’erano 3 in tutta Lisbona), adesso ce n’è una ad ogni angolo e finalmente hanno più di 4 o 5 gusti, si stanno svegliando (anche troppo in effetti).

Giornatina piena direi!

Venerdì 5 settembre.

Avevo la visita dal medico del lavoro e nel pomeriggio ho sospeso il lavoro, preso il mio bell’Uber e sono andata.

Quella dottoressa è un tesoro.

Lo avevo già scritto l’altra volta, mi fa sentire coccolata, è gentile, piena di attenzioni, ce ne fossero di medici così.

Non è il suo campo, lei stessa diceva che quello che lei dovrebbe fare è verificare se sono sana dal punto di vista lavorativo, ma con me va molto oltre.

Mi ha visitato come il mio medico non ha mai fatto, mi ha prescritto una serie di esami, vuole rivedermi alla fine di ottobre.

Ripeto, è un tesoro.

E con la mia bella lista di esami da fare passiamo ad oggi.

Stamattina avevo una gran voglia di caffè!!

Ma nel mio latente disturbo di personalità multipla la parte di me più saggia mi ha imposto di vestirmi e chiamare Uber per andare a fare quel prelievo.

Sì perché non potevo andare ad un ambulatorio dietro casa (ce ne saranno una decina in zona) ma dovevo andare ad uno più grande, più specialistico, per un esame in particolare.

Dagli esami precedenti è risultato che ho i linfociti alti e il mio medico (sempre via email, per carità) mi ha prescritto di fare … accidenti ha un nome impossibile, faccio copia incolla…

Immunofenotipizzazione leuco/linfocitaria (se vogliamo complicare le cose diciamolo anche in portoghese: imunofenotipagem linfocitaria).

Se si chiede a Google dice che serve “a diagnosticare e monitorare malattie del sangue e del sistema immunitario, come leucemie, linfomi e immunodeficienze”

A prescindere da cosa serve è un esame che non fanno nei normali ambulatori e mi hanno detto di andare in quello dove sono andata stamattina.

Beh sì, lo fanno, ma solo a pagamento, non è coperto dall’assicurazione e costa 350€.

Non esiste, ciao ciao immuno-coso, magari dopo, l’anno prossimo, oppure mai 😀

Almeno ho fatto il prelievo per tutto il resto, una dottoressa gentilissima e simpatica che non trovava una vena decente e mi ha fatto 2 buchi, uno per braccio (ho i cerotti simmetrici).

Sorvoliamo sul fatto che fra una cosa e l’altra ho speso quasi 14€ di Uber (quel posto sta fuori dal mondo), ho provato a prendere un autobus (anzi, 2) ma alla fine sai che c’è?
Uber è più comodo!

Alla fine, il caffè l’ho preso a casa, al ritorno.

Adesso sono qui, andrò a fare la spesa, probabilmente oggi pomeriggio o domattina, e mi godrò il mio weekend, per adesso ho già dato.

Ultima cosa che riguarda casa.

Questa casa sta diventando un porto di mare, ci risiamo un’altra volta a cambiare coinquilina.

La ragazzina tedesca che è arrivata ad agosto se n’è già andata, non ho mai capito neanche come si chiama (nella mia testa la chiamavo Liebchen, era carinissima), ha resistito meno di un mese (era arrivata il 15 agosto) e lunedì scorso ha preso le sue valigie ed è partita.

Avanti un altro!

Ah dimenticavo un’altra cosa: la carta d’identità.

Eh già, perchè con tutto comodo anche l’Italia ha deciso di adeguarsi alle leggi europee e da luglio 2026 la CI cartacea non sarà più valida.

Ci vuole solo quella elettronica, la normale tesserina praticamente, quella che hanno ormai tutti, tranne me (visto che in Ambasciata non la facevano proprio).

O almeno così pensavo, visto che ieri, quasi per caso, ho pensato di prendere appuntamento all’Ambasciata per cambiarla e ho scoperto che in fondo non sono mica la sola.

Mi sono messa in lista d’attesa, non ci credevo ma avevo 623 persone in coda prima di me.

Ma tutti gli italiani a Lisbona hanno la CI cartacea?

Mi daranno l’appuntamento chissà quando, già ieri sera ho ricevuto una mail che diceva che adesso ci sono “solo” 609 persone in coda prima di me, che sarà mai…

Lasciamo fare alla burocrazia, se in Ambasciata lavorano come ho già visto più volte forse mi chiameranno per Natale.

Male che vada ho il Passaporto 😀

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