Dopo un mese, e sono ancora qui

E così, ridendo e scherzando, è passato più di un mese da quando sono arrivata qui.

A volte mi sembra di più, a volte mi sembra ieri, ma non è sempre così?

Solo che, man mano che i vari tasselli trovano il loro posto, sento sempre di più che adesso questa è casa mia, che gli ultimi dieci anni sono finiti, passati, solo storia e memoria.

Ci sono delle volte che mi guardo intorno e quasi mi stupisco di quello che vedo, delle mattine che mi sveglio e sento il silenzio che c’è qui e mi sembra strano non sentire il traffico, le voci dei coinquilini in corridoio…

Delle sere che sto per addormentarmi e non sento i ragazzi che trascinano i bidoni sotto la mia finestra o il bip-bip del camion delle immondizie, con conseguente botto del bidone che sbatte sull’asfalto…

E gli aerei che passano sopra la mia testa?
dove sono i suoni a cui mi ero abituata, al punto di sentirne la mancanza?

Che assurdità, no?

Qui il silenzio e la tranquillità sono la norma, a volte quasi troppo per me che ero abituata a ben altro.

Poco più di un mese e già mi è capitato di pensare: “ma è successo davvero?”

Il fatto è che la vita qui si è riempita di tante piccole cose che piano piano mi stanno portando ad una sensazione: normalità.

Il compleanno.

Negli anni scorsi sono stata quasi sempre qui per il compleanno mio e di mia sorella per cui quello di quest’anno non è stato molto diverso dai precedenti.

È venuto mio figlio con mio nipote, abbiamo mangiato tante cose buone, siamo stati insieme, in famiglia.

Poi sono andata a Padova, come altre volte, ho noleggiato la macchina, come altre volte, sono andata a trovare le amiche, siamo andati a mangiare la pizza tutti insieme… come altre volte.

Questo non mi ha aiutato a dare un senso nuovo al mio vivere qui.

Il senso nuovo è venuto dall’iscrizione al Comune, al SSN, dall’incontro col mio nuovo medico, dalla pratica per la pensione, dal nuovo conto in banca, dal pranzo a casa di mio nipote, dall’acquisto della macchina.

Oh sì, queste cose cambiano molto, cambiano tutto.

Ebbene sì, adesso sono anche proprietaria di una macchina, ancora non ce l’ho a casa, devo fare ancora il passaggio, ma l’ho già pagata, è mia.

Una vecchia Fiat Punto ma messa bene, con una marea di km ma l’impianto a metano, è mia, ho una macchina!

E poi… anche per il mio cuore ballerino c’è qualcosa che si muove.

Fra due giorni ho la prima visita, pre-ricovero, all’ospedale, domenica prossima mi ricovero per fare una serie di esami, come era stato previsto.

Le cose si muovono, con calma, ma si muovono.

La dicotomia sta nel fatto che a volte sembrano muoversi a super velocità, altre al rallentatore, come si fa a trovare un equilibrio quando non c’è un minimo di regolarità, di continuità, nella vita di tutti i giorni?

A parte tutto, comunque, sto benino, poco fiato ma spero che si risolverà, e spero anche in fretta.

Ma si prende quello che arriva, no?

Elizabeth dice che sono una roccia, io mi sento sul punto di sbriciolarmi da un momento all’altro ma per ora reggo.

Mi aiuta molto avere le mie ragazze che mi scrivono, mi chiamano, mi mandano messaggi.

Francy, Valentina, Roberta, Eli… e poi la Leo amica di sempre è venuta perfino a trovarmi.

E mia sorella e mio cognato che mi viziano, a volte anche troppo, e mentalmente penso “si mamma!”, quando mia sorella esagera coi “mi raccomando, è meglio fare così o colà, stai attenta, vedi bene le cose…”

Come se non avessi vissuto da sola e fatto tutto quello che serviva negli ultimi 15 anni.

Ecco, forse dopotutto la sensazione più nuova, e apprezzata, da quando sono qui è quella di non sentirmi sola, non più.

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