Verso l’inevitabile

16/4/26

Sei pronta?

Si…no… insomma non lo so mica, quello che so è che pronta o no questa cosa si deve fare.

Due giorni fa è arrivata la telefonata dall’ospedale: abbiamo fissato l’appuntamento per l’intervento programmato, si deve presentare il giorno 21 aprile per il pre-ricovero e poi il ricovero…

Per qualche motivo hanno chiamato il numero di mia sorella e per un pelo neanche rispondevamo a una chiamata da Lugo, che altro poteva essere?

E così si parte, ancora due o tre giorni di pseudo normalità e poi si va a fare la pompa nuova, Luisa 2.1

Normalità è una parola davvero troppo grande, normalità vuol dire non poter fare una rampa di scale senza che il cuore vada a mille, non poter stare troppo in piedi, non poter fare praticamente niente senza affanno e fiato corto.

Sinceramente sono un po’ stanca di questo tipo di normalità, aggiustatemi che così come sono non mi piaccio per niente.

20/4/26

Delle volte i pensieri e le idee girano e si rincorrono nella mia testa come gatti impazziti, fino a quando diventano ossessione, e allora è quando devo scriverle, metterle in ordine, strutturarle in qualche modo.

E quando le ho scritte, le ho riversate su un foglio o uno schermo, è come se si calmassero, come se il fatto di essere in qualche modo espresse desse loro un senso, dopo di che non ci penso più, si può andare oltre.

Per cui, chiunque tu sia che leggi, non preoccuparti, tutto passato, tutto sistemato.

Non ho istinti suicidi, non ancora.

Adesso si può andare avanti.

28/4/26

Quello che ho scritto qui su, in momenti diversi, non dice molto di quello che è successo in questo ultimo mese.

Non ho scritto niente del giro che abbiamo fatto a Bagno di Romagna e della gigantesca mangiata in quel ristorante perso fra le colline.

Non ho neanche scritto che ci siamo viste con Elizabeth, a Chioggia, che siamo state insieme un paio d’ore o poco più, degli spaghetti allo scoglio e della passeggiata sul lungomare, del fatto assodato e inequivocabile che le voglio bene come se fosse mia figlia!

Non ho scritto di Pasqua, che è arrivata e se n’è andata senza troppo disturbo, al limite un paio di pranzi in famiglia, con mio figlio e mio nipote, buona la Colomba però.

E giusto per una piccola curiosità, è arrivato Hermann, tartaruga fuggitiva del vicino di casa.
Ma è durato poco, poi è tornato a casa sua.

E poi di come si sono mosse le cose per il mio cuore matto.

Sì, perché, senza quasi accorgermene, è passato ben più di un mese da quando mi hanno fatto esami e controlli, decidendo di dovermi operare.

Poi la chiamata che dicevo all’inizio di questo post, che era per il 21/4, poi il giorno prima un’altra chiamata: siamo spiacenti, abbiamo molte urgenze, abbiamo dovuto rifare il calendario degli interventi, la chiameremo fra qualche giorno per la nuova data.

Ok, esecuzione rimandata, in effetti ero quasi contenta, rispondendo alla mia stessa domanda, NO che non ero pronta, va bene, va bene, io aspetto.

E la nuova data è arrivata, ben in là nel tempo, adesso tocca il 6 maggio il ricovero (alle 7 di mattina, dovremo partire da casa prima delle 5), il 7 maggio l’intervento.

Adesso sono pronta?

Mah, non direi, ma sicuramente rassegnata, e stanca, molto stanca.

Come già dicevo non posso fare niente che mi ritrovo stanchissima, ma proprio niente di niente.

A me sembra di poter spaccare il mondo ma appena ci provo sono senza fiato, col cuore che batte come se non ci fosse un domani, la testa che gira, perdo l’equilibrio, non riesco a seguire un discorso, tanto meno a farlo.

E questo è molto frustrante, disarmante, per cui pronta o no non vedo l’ora che venga quel giorno, che mi facciano una bella anestesia e mi mandino nel mondo dei sogni e poi che facciano quello che vogliono, basta che le cose cambino, basta che io possa tornare a vivere senza andare in affanno ogni 3 x 2.

La mia immaginazione va a mille.

Torno con la mente a quando stavo bene, potevo lavorare, vivere da sola e prendere le mie decisioni, meritarmi un po’ di orgoglio di me stessa.

Adesso mi sento un parassita che sì e no riesce a stare in piedi da solo, vedo che riesco a dare solo preoccupazioni a mia sorella e mio cognato, non voglio che sia così, non mi voglio così.

E poi sogno di cosa verrà dopo, quando starò bene… meglio di adesso perlomeno.

Sogno di quello che potrò fare di nuovo, magari trovarmi un lavoretto per riempire il tempo, magari qualche giretto da qualche parte, non ho mica perso la voglia di vedere cosa c’è dietro l’angolo, sai?

E non ho nessuna voglia di finire per riempire i giorni passando l’aspirapolvere e pensando a cosa fare di cena, no, e poi NO.

Ma penso anche ad un altro “dopo”.

Se qualcosa dovesse andare male?

Non che io abbia voglia che sia così, ci mancherebbe, ma se fosse?

Cosa rimarrebbe di me, di quello che sono e sono stata, dei miei quasi 70 anni, cosa lascerei?

Non un granché, lo so.

Carte ammucchiate negli anni, da buttare, quattro soldi giusto per pagare il funerale, questo blog.

Persone che mi vogliono bene e che soffrirebbero, per un po’, e poi mi dimenticherebbero, come è giusto che sia.

Perché ognuno di noi è un granello di sabbia, un battito di ciglia, il nostro tempo è meno di un respiro, e io non sarei niente di più.

Queste sono le cose che nessuno vuole leggere o sentire, le cose che non si dovrebbero neanche pensare, vero?

Oggi sono stata a casa da sola (quasi un miracolo, per la prima volta dopo quasi 3 mesi) e mi sono goduta la mia solitudine come un assetato che trova la sua oasi, ne avevo davvero bisogno.

Stamattina sono andata fino al paese vicino per portare una carta per la pensione, poi a prendere due cose in supermercato, poi quasi con lentezza gli 8 km per tornare a casa.

Con la mia musica, la mia macchina, i miei tempi, il mio silenzio.

Come mi mancava questo stare con me stessa.

Come mi mancano i dieci anni vissuti da sola, quelli che sempre più stanno passando da ricordo a sogno. È successo davvero?

Se tutto andrà bene voglio ancora giornate come questa!!

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