
Ci sono delle volte, quando guardo la foto che ho sullo sfondo del desktop del mio pc, che la nostalgia mi preme sullo stomaco fino a farmi male.
Non importa se cerco di ragionare e so bene che quel posto non è più casa mia, non importa se sono passati quasi 40 anni da quando lo frequentavo, non importa se quando torno nella mia città mi sento estranea come se fossi una qualunque turista.
Quella piazza è parte della mia storia, della mia vita.
Quella è la mia città, è dove passavo il tempo fra una lezione e l’altra all’università, oltre quell’arcata in fondo c’era la mia facoltà.
Lassù vicino all’orologio, quelle finestre sulla sinistra sono della sala dove mi sono sposata, sotto quella galleria abbiamo fatto le foto all’uscita, quelle foto che non so neanche dove siano, forse le ha il mio ex marito, forse sono andate perse col trasloco.
È solo che mi manca la mia città, mi mancano le mie radici.
Quante volte l’ho scritto in questo blog, infinite, e probabilmente di tanto in tanto lo scriverò ancora, ed ancora.
Siamo a settembre e ormai si vede arrivare l’autunno e l’inizio dell’inverno, eccoli lì, all’orizzonte.
E mancano questi 3 o 4 mesi per arrivare anche al decimo anniversario di vita qui, a Lisbona.
Dopo 10 anni, dovrei essermi abituata no?
O perlomeno rassegnata.

Invece no, ancora mi capita di chiedermi che cavolo ci faccio qui, ancora mi ritrovo a muovermi in questa città sentendomi più estranea di come mi sentirei nella mia.
A questo punto mi chiedo anche: dov’è che non sono estranea?
Dov’è che posso davvero dire: questa e Casa mia?
Non Lisbona di certo, non Padova, non più, non casa di mia sorella o di mio figlio, per definizione, neanche la mia stanza qui è Casa, anche se è il posto che più ci si avvicina.
Ma ci sono delle volte che, davvero, mi sento persa.
E maledettamente sola.