Scrivere ancora

È come entrare in una casa rimasta disabitata per un po’, con polvere sui pavimenti e sui mobili, odore di chiuso, ragnatele sulle pareti.

Una casa che era tua, in cui hai vissuto e riso e pianto, ma che piano piano hai lasciato indietro, quando la vita cambia è inevitabile che ci si lasci alle spalle molto di quello che la caratterizzava, che la riempiva.

Se poi questo succede in poco tempo e in modo radicale, come è successo a me, vieni preso dal vortice delle cose che succedono, di una vita intera, e uno stile di vita, da reimpostare da zero.

Mi è mancato scrivere, ma non abbastanza da farmi mettere alla scrivania e farlo.

Le frasi sono venute in mente, quello sì, ma di più il pensiero che c’era tempo, c’era sempre qualcos’altro da fare, da dire, a cui pensare.

E in questa mattina del 30 giugno, dopo circa 2 mesi che non scrivo, rieccomi qua, pronta a raccontare, sempre per poi poter ricordare.

Iniziando da quel 6 maggio in cui siamo partiti alle 4,30 di mattina, tutti e tre assonnati e rincoglioniti, per fare quei 100 km fino all’ospedale.

Maria Cecilia Hospital, Cotignola (Ravenna)

Un deja vu della volta precedente, visite ed esami prericovero, attesa e poi in camera dove già c’era un’altra paziente ricoverata, Patrizia (di Ravenna città), circa la mia età, problema simile al mio, in attesa del “lavoretto” come me.

Per lei era un po’ più complicato in effetti; infatti, è stata operata un giorno dopo di me e quando ci siamo riviste dopo qualche giorno mi ha raccontato incazzata che avrebbero dovuto “aprirla” di nuovo… forse… forse sì, forse no, vedremo, stiamo decidendo… l’ultima volta che l’ho vista era ancora in attesa di sapere, povera.

Il 7 maggio è arrivato, la mattina ad aspettare cercando di capire, nessuno diceva niente, ma mi operano o no?

Alla fine sì, è successo, trasporto frastornata in sala operatoria, aghi, buchi sulle braccia, cannule e … poi ho dormito e non so altro.

So che mi hanno intubato, che mi hanno collegato alla macchina cuore-polmoni, che mi hanno aperto lo sterno (e ogni volta che ci penso mi viene in mente l’immagine di un pollo fatto a pezzi 😀 ), dopo di che hanno fatto quello che dovevano fare, non lo so, io dormivo.

Mi sono risvegliata intontita in terapia intensiva, credo che fosse la notte successiva o già il giorno dopo ma non ne sono neanche sicura.

Quello che so è che il secondo giorno dopo l’operazione mi hanno caricato su una sedia a rotelle e mi hanno riportato in reparto per il post-operatorio.

Da quel momento giorni quasi uguali, esami, ECG, ecografie, ogni tanto una flebo (e due trasfusioni), medicine di tutte le forme e colori, infermiere che ti svegliavano alle 5 di mattina: “signore, dobbiamo fare un prelievo” o “…misurare la pressione”, con immensa gioia mia e della mia compagna di stanza Simonetta (di Faenza) o di Ennia (di Riccione) che è arrivata dopo.

La giornata inizia mentre stai dormendo incastrata in qualche modo nelle lenzuola, in una posizione che diresti impossibile per dormire e la cruda luce della stanza si accende illuminando i più reconditi angoli della stanza.

Ma tu lo sai già, tanto: ormai la crudele routine del mattino presto in ospedale non ha più segreti per te.

Arriva l’infermiera armata di volta in volta di siringhe e cerotti oppure di sfigmomanometro e stetoscopio o a volte di padella (segno che la tua compagna di stanza l’ha chiamata).

Ma ti sembrava che la pazza della stanza di fronte avesse appena smesso di urlare INFERMIERA oppure AIUTO IO NON VOGLIO STARE QUI!

Non aveva finito?

Sembra di no, è ripartita con le sue urla…

Nel dormiveglia, nella luce sfolgorante, ti rassegni col tuo quinto di cervello attivo e pensi: pazienza, saranno già le 5:30, (giustamente) ora di svegliarsi al mondo…

Ma poi l’unico occhio aperto cade sul telefono e vedi… 3:32… E allora ti chiedi: MA PERCHÉ?????

Mattina 13/5/26 (scritto il 14/5 in un attacco di insonnia, ospedale di Cotignola).

Ogni tanto ho preso nota di qualcosa 😀

Fino al 14 maggio, giorno in cui mi hanno dimesso.

Da allora in poi, con una lentezza esasperante, sono tornata ad una vita pseudo normale, pur impasticcata con relativi effetti collaterali, la vista che si scoordina, le fibrillazioni atriali, il male ai muscoli dappertutto, la nausea e le vertigini… un bel mix che per fortuna sta lentamente diminuendo, sono sulla buona strada.

Il primo mese è stato tragico, non potermi muovere normalmente, non poter dormire su un fianco per il taglio allo sterno, ma piano piano sto tornando come prima… beh, a dire la verità, ancora faccio fatica a dormire, parecchia fatica, ma forse mi ci sto abituando.

In effetti sarà anche il caldo torrido di questi giorni (abbiamo 35/36 gradi ormai da più di una settimana, stiamo andando via di testa tutti quanti), ma dormo 3 o 4 ore per notte (pur andando a dormire in camera di mio nipote che ha l’aria condizionata).

(oggi credo di aver battuto un mio record, sono sveglia dalle 2:16).

In questi giorni per salvarci dal caldo io e mia sorella siamo andate perfino a camminare un po’ alla pineta del lido di Volano, giusto per fare qualcosa di diverso.

Molto strano vedere una pineta in riva al mare piena di daini che scorrazzano 😀

Oltre a tutto questo, che altro è successo in questi due mesi?

Oh sì, è arrivata la pensione, sono a tutti gli effetti una pensionata INPS , mi è arrivato all’inizio di giugno il primo versamento dell’assegno sociale.

Sorvoliamo sul fatto che 560€ al mese non sono un granché… ma posso dare qualcosa ai miei e non chiedere niente per le mie cose.

Poi il fumo.

Non posso, ahimè, dire che ho smesso di fumare, giuro che ci ho provato, davvero.

Ma adesso 4 o 5 sigarette al giorno me le faccio (dipende anche da quanto dormo…)

E Valentino.

Per un motivo o per l’altro non lo vedo da metà aprile, è stato parecchio incasinato, ha trovato casa con Elena e proprio oggi lascerà la casa sui colli, nei giorni scorsi è impazzito fra caldo, trasloco, impegni vari, lavoro… posso capirlo.

Resta comunque il fatto che mi brucia un po’ che con tutto quello che mi è successo, l’operazione e tutto il resto, non sia mai riuscito a trovare un paio d’ore per venire a vedere come sta la sua mamma.

Sì, mi brucia un po’… abbastanza.

Ma i figli sono così, no?

Dice che verrà la settimana prossima, si è preso una settimana di ferie (e sono certa che ne ha bisogno) e mi ha riservato un giorno, e poi sta invecchiando anche lui eh, mica solo io.

Sabato prossimo compirà 40 anni, il mio ragazzo, mica bruscolini!!

Ok, ho fatto un po’ di pulizia, levato un paio di ragnatele e un po’ di polvere, fatto un po’ di aggiornamento, e si va avanti.

In questi giorni sto cominciando a guardarmi intorno per trovare qualcosa da fare per i prossimi mesi, sto davvero iniziando ad annoiarmi a morte, devo riempire il tempo adesso e per i prossimi mesi, almeno finché non sono rimbecillita del tutto.

Un lavoretto in smartworking, magari, o un corso di formazione di qualche tipo, non posso e non voglio fermarmi, ancora.

Vedremo… aggiornamenti alla prossima volta 😊

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