Una strana festa

Come spesso succede, specie quando non sono a casa per scrivere al momento giusto, questa è una raccolta di appunti e cose scritte dopo, messe insieme per raccontare, una specie di diario che voglio ritrovare.

21 febbraio 2023

Giusto per precisare: è il mio compleanno.
Così ci leviamo tutti i dubbi su cosa stia parlando.

E come sempre, da quando esisto, il mio compleanno è anche quello di mia sorella e, il giorno prima, quello di mio nipote.

Motivo per cui, l’avrò detto fino alla nausea, faccio in modo di andare in Italia in questo periodo, qualche giorno prima o dopo, non fa una gran differenza, ma vado lì.

Sono partita ieri mattina, 20 febbraio, il volo TAP alle 8:50, bagaglio da mettere in stiva per cui levataccia, alle 5:30 è suonata la sveglia, ho messo la lasagna dal congelatore in valigia, con la sua bella borsa termica, le ultime cose e via.

Chiamato Bolt, alle 6 o poco dopo ero fuori ad spettare la macchina per l’aeroporto.
Da lì sono iniziate le cose “strane”.

Perché poi?
In effetti non lo so bene neanch’io, magari solo una mia sensazione, qualcosa di stonato, di incompiuto, come il ticchettio di un orologio che perde qualche colpo.
A posteriori mi dico che probabilmente era l’emozione di partire, di rivedere le persone a cui voglio bene.

Ma niente di trascendentale, di identificabile, solo qualcosa di piccolo che però va storto, un pezzo del puzzle che non si incastra bene.
Solo così, una mia sensazione.

Mentre aspettavo Bolt inizia a piovere, poche gocce, che neanche ci credevo, tic tic, una macchiolina più scura sulla carrozzeria di una macchina parcheggiata,  un altro tic sulla spalla, un altro sulla fronte… ma piove?

Accidenti, si che piove.

Il tempo per la macchina che arriva, l’autista che carica la valigia nel bagagliaio, già mi ero dimenticata, arrivata all’aeroporto già non pioveva più.

Arrivata all’aeroporto, oh si, ma ti pare?
L’autista mi ha portato al piano degli arrivi, invece delle partenze.

E guarda caso la scala mobile che portava su era chiusa per manutenzione per cui attraversi tutto il salone dell’aeroporto, in mezzo alla gente, trascinandoti dietro il valigione, per salire alle partenze e ai check-in.

Troviamo un ascensore, ma nella mia testa quando pensi che ci siano 2 piani e parti dal piano zero il massimo che puoi fare è arrivare al piano 1, giusto?

Chissà chi ha premuto quel bottone, l’ascensore si ferma al piano 3.

Dove cavolo è il check-in A dove si portano i bagagli della TAP?
Ma guarda, è laggiù, al piano di sotto.

Allora via, una rampa, altra scala mobile che non funziona ma ce la posso fare, altri km a trascinarsi dietro la valigia, per arrivare fin lì.

Vedi, niente di così difficile, complicato, in piccolo intoppo, figurati c’è di peggio.

Infatti, poca o niente coda ai totem, idem ai banchi del check-in, una gentile addetta TAP che mi aiuta a mettere le etichette e ciao ciao valigia, ci vediamo a Bologna.

Da lì, attesa, un caffè con brioche a prezzi di aeroporto, per cui circa il doppio che in qualunque bar, sigaretta fuori a guardare la gente che arriva, i controlli con la coda scorrevole, tutto a posto con borsa e zaino (a parte levare le scarpe ma lo sapevo già), attesa al gate fino a quando la coda che entrava era smaltita.

Tanto l’aereo mica parte senza di me.

E attesa, stavolta non ho acquistato il posto per cui, ovviamente, posto centrale, odioso e maledetto.

Attesa, aereo chiuso con tutti i suoi passeggeri saliti e pronti, attesa… e l’aereo non parte.

8:40… 9:15… è partito alle 9:35.

Poco male, di solito recupera, invece stavolta il pilota dice, passeremo sopra Saint Tropez, poi chissà dove che non capisco, non possiamo passare su Milano a causa del traffico aereo per cui ci metteremo 2 ore e 50 minuti, come era previsto.
In tutto, ferma incastrata in quel sedile centrale ci sono stata più di 4 ore, non ce la facevo più.

Ma anche il volo finisce, come tutto, e arriviamo a Bologna con solo una mezzora di ritardo, verso l’una o poco più.

E via a prendere i bagagli.

Attesa.

Attesa.

Il cartello diceva volo da Lisbona rampa 2, la rampa 2 correva ma dei bagagli neanche l’ombra.

E ad un certo punto il volo sul cartello sparisce e la rampa si ferma.

E io con tutti i passeggeri sto lì, aspetto.

Attesa… senza potermi sedere nella sala dei bagagli, camminando avanti e indietro, l’ora più lunga, non finiva mai.

I bagagli hanno iniziato ad uscire circa 1 ora dopo che eravamo atterrati, io che prima mi ero posta il problema di come passare il tempo fino all’orario di ritiro della macchina, vedi?
Mi hanno risolto il problema.

Già pensavo di vedere la mia valigia con il vino che colava dalle bottiglie rotte e la lasagna che sbrodolava dalla valigia distrutta, invece no, tutto a posto, tutto perfetto 😀

E giusto in tempo per la macchina.

Sportello dell’agenzia, con solo pochi minuti di ritardo rispetto all’ora prevista (le 2), ritiro veloce, o perlomeno c’è stato di peggio.

Dove sta la nota stonata stavolta?

Si fa un po’ di strada a piedi per andare a ritirare la macchina, questo già lo sapevo, stavolta lo sportello dell’agenzia era l’ultimo in fondo in fondo, non vedevo l’ora di fare un po’ di strada a piedi trascinandomi la valigia, dopo un paio d’ore in piedi fra attesa del bagaglio e dell’agenzia.

La mia schiena urlava quando sono finalmente arrivata al famoso ultimo sportello in fondo in fondo, non ce la facevo più!!

La macchina.

Come al solito una macchina nuova nuova, poco più di 3000 km (battere la DR coi suoi 18km sul contachilometri credo che sarà impossibile), una FIAT Tipo bellissima, grande, fiammante, dov’è?

Ah, faccia un giro del parcheggio e cerchi il bip bip quando preme sul telecomando della chiave, è lì, da qualche parte (ottimo servizio, vero?), menomale che era proprio lì, anzi dall’ufficietto dell’agenzia si vedeva perfettamente.

Diesel, non che la cosa mi faccia particolarmente felice ma almeno adesso costa un po’ meno della benzina.

Grande, lunga, cavolo e questa come la parcheggio?
Forse dovendo andare in giro in città era meglio qualcosa di più piccolo, ma tant’è.

La nota stonata, dove stavolta?

Tangenziale di Bologna, uscita per Padova chiusa per lavori, indicazioni, tutto bene, a parte “A13 chiusa per incidente” per cui una volta capito come collegare il cell ad Android Auto il navigatore mi ha consolato dicendo: “sei sulla strada più breve per arrivare a destinazione evitando l’autostrada chiusa”

Vedi che culo?
Più di 2 ore per arrivare da mia sorella, meno di 80 km.

Domanda: come si fa a spegnere questa maledetta radio?

E via così, anche un po’ demoralizzata perché, adesso come un anno fa, non vedo un caxx con gli occhiali, per guidare devo levarli, cosa ho speso a fare quasi mille euro solo pochi mesi fa?
Sono al punto di prima.

Sono arrivata a casa di Adriana sulle 5 del pomeriggio, un’oretta dopo è arrivato Vale con Leone, cena e serata coi miei ragazzi, con la mia famiglia, con la lasagna miracolosamente intatta, tutto bene, tutto a posto.

Adesso è il pomeriggio del 21, chiudo qui, vado a fumare (fuori… anche qui adesso non si fuma più in casa), poi mi riposo, leggo un pochino.

E stasera il resto 😀

24 febbraio 2023

Giorni pieni ma nello stesso tempo tranquilli.

La sera del 21 cena al giapponese con Ale e Lisa e ovviamente Adriana e Franco.
Già questo una cosa strana, non sono molte le volte che siamo andati a cena fuori per il nostro compleanno, io ne ricordo 2 o 3, una volta con la Leo, altrimenti noi 3, ma stavolta l’abbiamo fatta di lusso.

Un bel ristorante, di quelli con un’aria elegante fin dall’ingresso, un all-you-can-eat che non lo era davvero, diciamo prezzo “fisso” ma limitato ad 8 piatti a scelta sul menu, e neanche tutti erano compresi, alcuni erano con un’aggiunta di 1 o 2 €, più ovviamente tutto il resto, bibite, coperto, eventuale dessert ecc ecc.

Buono, molto buono, e gli 8 piatti sembrano poco a dirla così ma alla fine eravamo ripieni.

Stavolta hanno offerto Adri e Franco, ho chiesto ad Adriana: ma l’idea di chi è stata?
Mi ha risposto che è stata sua, l’anno scorso hanno speso un patrimonio di medici, ospedale, medicine, stavolta ha pensato che vale la pena anche (e di più) di spendere per stare bene, per festeggiare.

Non posso che concordare in pieno, ovviamente.

Una bella serata, come sempre quando sei con le persone che ami.

Il 22 non abbiamo fatto niente di particolare, a parte andare in Posta per vedere se si può fare una nuova Postepay, per scoprire alla fine che non si può, insomma mi devo rassegnare, io non sono più italiana.

Funziona così: vai in Posta con un documento e la tessera del codice fiscale e te la danno, subito, pronta per essere usata.
Peccato che la tessera del codice fiscale è rimasta a Lisbona.
Ce l’ho ancora ma che la portavo a fare, è scaduta nel 2016.

Allora siamo andati al CUP per farci dare un certificato dove sta scritto che io HO un codice fiscale (ovvio che ce l’ho, e in posta lo hanno anche trovato), ma io non sono più residente in Italia, non ho un medico per cui non posso avere il certificato.
Cioè, fammi capire, se non ho il medico non posso aprire un conto in banca?

Esatto!

Funziona proprio così.

E così tanti saluti alla Postepay, almeno per ora, e visto che quella scaduta è rimasta anche lei a Lisbona, non posso neanche rinnovare quella.
Di nuovo, che la portavo a fare, è scaduta!

Ah poi stamattina ho provato anche a fare una richiesta online, con un po’ di fatica ho caricato la foto del passaporto solo che poi chiedevano dove è stato emesso… Ambasciata, giusto?
Certo!

Provincia?
Ma come provincia, ci sono le Ambasciate nelle province?

Non esiste “stato estero” né tanto meno il nome dello stato, solo provincia.. come dire che è come se non ce l’avessi.
Vive l’Italie, ma niente di nuovo, sappiamo come funziona ormai, anche se io mi sorprendo sempre lo stesso, ma all’idiozia non c’è limite.

Ieri, 23 febbraio, sono partita sulle 10 da casa di Adriana, mi sono fermata a prendere un paio di cose per strada e sulle 12:30 ero a casa di Vale.

Pranzo insieme e al pomeriggio ho accompagnato Leo e un suo amico a fare il corso di Parkour, un giretto in un supermercato tanto per passare il tempo in attesa di andarli a riprendere e poi casa.

E la pizza da Vanni con Leo e Lella, la nostra uscita quasi obbligata, ma sempre piacevole e sinceramente man mano che divento vecchia e saggia mi fa sempre più piacere ritrovarle.
Ero un po’ triste ieri sera, ritrovare le amiche che conosco da 50 anni, rivedere le mie zone, dove ho vissuto, sono cresciuta, quelle che hanno riempito i miei orizzonti fino a 14 anni fa.

Eh si, sono 14 anni che sono via, e mi sembrano proprio tanti.

Anche oggi è stato un ritorno, stamattina sono andata da mia cugina Valentina, nella fabbrica nuova, anche quello un’evoluzione della mia storia.

Poi, come quasi sempre faccio, sono passata da casa mia, quella che ho lasciato il 15 marzo 2009, ogni volta che la rivedo è un po’ diversa, adesso è di nuovo in vendita, tutto quello che aveva intorno è stato praticamente spianato, perfino gli alberi e la rete che separava il giardino dal campo.
Ogni volta mi chiedo perché ho nostalgia di quel posto, ogni volta non so darmi una risposta.

Nostalgia, non tanto di quello che era, effettivamente, probabilmente di quello che ero io allora.

Mi dico sempre: hey tu vivi a Lisbona da 7 anni, ma ci pensi?
Tutto questo non ti appartiene più.

È vero, ma è la mia storia, sono io!!

Stasera poi, altra cena, sembra una storia infinita, stavolta cino-giapponese (di nuovo) coi miei bimbi, noi tre, appuntamento quasi fisso a cui Leone tiene tanto, per cui…

1° marzo 2023

Riprendo a scrivere quando ormai tutto è finito.

Sono tornata a casa ieri sera dopo un viaggio della speranza passato fra un aeroporto e l’altro, 4 ore a Bologna e altre 2 abbondanti a Schiphol Amsterdam, con tanta strada fatta a piedi e l’inattesa compagnia di un topolino che faceva avanti e indietro fra le sedie della sala accanto (vuota, la vedevo da una grande vetrata).

Sarà che ero in Olanda ma mi sono venute in mente le fiabe di Andersen (peccato che era danese ma forse è il fascino del nord Europa…)

Almeno i voli KLM sono molto più comodi di quelli TAP, ti danno perfino da mangiare, e stavolta avevo preso i posti al finestrino.

I giorni scorsi… faccio mente locale.

Sabato 25 febbraio… beh quello è un giorno che non dimenticherò facilmente.

Sì, perché l’anno delle sorprese, iniziato a Natale con il meraviglioso regalo di Valentino che è venuto a Lisbona, sta continuando alla grande.

Mamma mia che emozione, non so, non credo di poter davvero scrivere e descrivere quello che ho passato e sentito quel giorno.
Racconto ma sicuramente non saprò mai tradurre in parole l’emozione e la felicità di quella sera.

Finalmente siamo riusciti a metterci d’accordo con Elisabeth di passare una sera insieme, io e Valentino, in teoria saremmo dovuti andare a casa sua a Mestre a cena, anche se Vale aveva un mercatino a Verona il giorno dopo e doveva alzarsi alle 5.

Poi Eli ha fatto tardi e abbiamo deciso di andare a cena da Michela, a dire la verità hanno fatto tutto lei e Vale e sinceramente mi chiedevo come mai… l’ho scoperto dopo ????

Arriviamo a casa di Miki, Eli è fuori a fumare una sigaretta, baci e abbracci anche con Vanessa, ed entriamo.
E mi vedo spuntare Valentina, Roberta e Antonio.

Ora, ragazzi miei, siete molto fortunati che non sono cardiopatica altrimenti se doveva venirmi un coccolone quello era proprio il momento giusto.

Non lo so, non so davvero dire l’emozione, ero senza fiato, non credevo ai miei occhi, non era possibile… ma erano lì, Antonio incontrato per caso qualche giorno prima da Eli, adesso vive a Mestre anche lui.

Valentina venuta apposta da Roma, Roberta da Milano.

Mi sarei messa a piangere come un vitello, mi sarei voluta nascondere in un buco profondo, non so cosa avrei voluto fare, avrei abbracciato le mie ragazze per tutto il tempo, non le avrei lasciate andare via mai mai più.

Adesso che sono passati giorni e ho metabolizzato, anche se non ancora del tutto, mi viene un groppo in gola a pensare a quei minuti.

Mi mancano, non che non lo sapessi anche prima ma come spesso faccio ho cercato di allontanarle dalla mia vita, di “lasciarle andare”, come figlie che devono fare la loro strada.

Ma ragazze, vedere come io manco a voi mi ha spezzato il cuore.
E come sempre mi chiedo cosa ho fatto mai per meritarmi tutto questo amore.

Basta, se no mi viene da piangere di nuovo e, come dice Roberta nel filmato: “Non si piange!!”

Non avete idea di quanto vi voglio bene!

Il resto è storia, come si dice, il giorno dopo, domenica 26, sono ripartita per andare da mia sorella, pranzo con loro e mio nipote, il lunedì bagagli e ultima serata coi miei, martedì 28 il ritorno a casa.

E adesso sono qui, ripensando alle mie ragazze questa casa è ancora più fredda e anonima, non torneranno più i giorni quando loro vivevano qui con me, non sarà mai più lo stesso e non voglio che lo sia, sarebbe solo una brutta copia.

E non voglio, mai più, affezionarmi a qualcuno che poi se ne andrà, come è giusto e sacrosanto che sia.

Fra un paio di giorni riprenderò il lavoro e la solita vita piena di molto poco… ma la carica che mi hanno dato è impossibile da misurare.

Una strana festa?
Una strana, meravigliosa, settimana!!

(tutte le foto qui )

(ce ne fossero 😀 )

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