Voli pindarici

Scrivo questo post in due parti, sai com’è quando i pensieri ti corrono per la testa, li devi fermare in qualche modo, soprattutto se prendono direzioni diverse fra loro.

E per impedire l’”effetto spaghetti” (visto come incrocio di percorsi inestricabile) ecco qua cosa mi frullava in testa stamattina.

Turno di notte

So benissimo di non essere stata la sola persona al mondo a lavorare di notte, moltissimi lo fanno.

Che sia perché gli piace, magari in qualche caso, che sia perché non ha scelta, o così o non lavori, che sia perché ti pagano di più, e fa sempre comodo…
I motivi possono essere moltissimi, è un turno di lavoro, 8 ore disposte nell’arco delle 24 di una giornata, coi suoi pro e contro.

Io ho voluto provare, prima o poi lo volevo fare, e ho capito, dopo solo una settimana, che non fa per me.
Magari mi potrebbero dire che ci vuole più tempo per saperlo con certezza ma a me una settimana è bastata.

Magari mi proporranno di riprovare ma non so se lo rifarei, non credo…

Sono state notti caotiche, momenti in cui mi sentivo sveglissima, momenti subito dopo in cui mi slogavo la mascella di sbadigli, con gli occhi pesti, che bruciano, momenti di nausea e rintontimento, il tutto finito nella completa catalessi dopo 3 minuti dalla fine dell’orario.

Catalessi che però non è bastata a riprendere sembianze umane, con 3 o 4 ore di sonno non recuperi un bel niente.

E le giornate dopo sono state tutto un cercare di recuperare, sonnellini più o meno corti, rintontimento mai del tutto svanito, mangiare senza fame perché si deve, non riuscire a fare niente di normale perché richiedeva una concentrazione che non riuscivo a trovare per più di 10 minuti.

Fino al momento di ricominciare il lavoro e tutto allora riparte.

Non voglio pensare se per lavorare fossi dovuta andare anche sul floor, prendere mezzi o fare pezzi a piedi, o magari fare chilometri in macchina nel traffico di chi a lavorare ci sta andando, sono sempre in Smart working per cui il letto è a 1 metro dalla mia postazione, mamma mia non ci voglio pensare proprio.

Insomma, turno di notte no grazie, mi va bene come sto, la settimana prossima mi sembrerà una passeggiata in confronto 😊

Scrivo tutto questo nel caso, in futuro, mi venisse in mente di riprovare, Luisa ricorda!!!

Canicattì

Ripensavo al tuo commento sugli italiani all’estero, al post precedente, a cui ho risposto scrivendo nel testo “probabilmente lo avrei scritto anche dopo 6 anni di lavoro a Torino o a Canicattì”.

E ripensandoci mi sono chiesta: ma dove caxx è Canicattì?

Google Maps mi dice che è un paesotto di 35000 abitanti (circa) in mezzo a brulle colline nella parte più o meno centrale della Sicilia dove, stando alle foto di GMaps, ci sono una chiesa, strade lastricate e una piscina.

E mi sembra basta.

Diciamo che un confronto con Lisbona non si pone, sarà in Portogallo ma è pur sempre una città, una capitale, con annessi e connessi, c’è qualcosina di più di una chiesa, strade lastricate e una piscina, anche se uscendo le colline brulle non sono poi diverse.

A parte il fatto che non ho idea di che tipo di lavoro avrei potuto fare da quelle parti (forse è per quello che non l’ho mai preso in considerazione), pensavo di calcolare in termini pseudo reali, usando i mezzi pubblici, quanto ci metterei a tornare a casa partendo da lì.

Per cui torno su Google Maps e ipotizzo un viaggio Canicattì – Fiscaglia (che è la mia destinazione normale quando torno in Italia) ovviamente con molto molto ottimismo, non tenendo conto di soste varie, ritardi, coincidenze che vanno a puttane, ecc. ecc.

Prima però qualche dato da Lisbona: circa 2400 km, tenuto conto che ad arrivare in aeroporto ci metto 5 minuti, diciamo 6 ore di tempi morti in aeroporto e volo fino a Bologna, poi 1 ora fino a casa.

Da Canicattì, 1350 km, sempre pensando di prendere un aereo ci vogliono circa 3 ore per arrivare in aeroporto a Catania (con 2 treni e 1 bus) poi tra tempi morti e volo altre 3 ore fino a Bologna, 1 ora fino a casa.

Ma guarda un po’, stesso tempo, e sempre in Italia.

Sono davvero più lontana da casa, vivendo qui?

Ovviamente parlo dell’ipotesi peggiore, fra quelle che avevo citato, se fossi stata a Torino sarebbe stato un po’ meglio, direi 😀

Adesso mi restano da dire solo un paio di cose… anzi 3.

La prima è che le seghe mentali, i voli pindarici e le ipotesi lasciano il tempo che trovano, in fondo ho scritto tutto questo solo pour parler, magari non avevo un cazzo da fare.

La seconda è che adesso diventerò scema a far capire a Google che non voglio andare a Canicattì, non me ne frega assolutamente niente di Canicattì, e ci vorrà un po’ prima che smettano di uscirmi in tutte le salse pubblicità e pop up su Canicattì e voli aerei, che palle!!

La terza è che dopotutto, alla fine della fiera (come diceva la mia mamma) sto benone a Lisbona, questa tiritera che ho scritto (chiamandola pomposamente “analisi di tempi e distanze”) mi serve a farmi sentire meno lontana.

Non è del tutto inutile allora, no?

Se mai dovessi andarci salutami la Sicilia 😊

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