Sempre più giù

Di ritorno dalla spesa spesso faccio una delle tante stradine laterali, quelle interne, che sono quasi deserte, più che altro per approfittare di fare una passeggiata senza gente in giro – per cui senza mascherina.

Le stradine sono sempre le stesse, non c’è molto da scegliere, e sono passata davanti ai molti negozi che in tempi normali sarebbero pieni di vita e di andirivieni.

Ormai da più di un anno non è più così.

Camminando ripensavo a quello che ho scritto esattamente un anno fa, qui, sono ripassata davanti a quel negozio che aveva il cartello: “Chiuso fino al 31 Marzo”, ti ricordi?
Avevo pensato: ottimista.

Quel negozio adesso è vuoto, i vetri sporchi fanno vedere il locale senza più nessun arredamento, solo muri grigi e pavimento di cemento.
E il cartello adesso dice: Arrendase (Affittasi).

E non è certo l’unico, almeno 1 su 4 sono in condizioni simili.

Quelli che non lo sono sono chiusi, il ristorante dove siamo andati con Simonetta e Maurizio (il 1° maggio di 2 anni fa) ha pesanti tende nere che impediscono di vedere all’interno e sono mesi che lo vedo così, ogni volta che ci passo davanti.

Tutti immancabilmente hanno avvisi sul limite di ingresso, sulla mascherina obbligatoria, i bar (quei pochi aperti) hanno un tavolino all’entrata per servire i clienti senza farli entrare…

Io pensavo alla disperazione di chi con quelle attività ci viveva, di chi ha una vita investita in quei locali e vede il lavoro di anni scivolargli fra le dita come sabbia, rosicchiando il poco che possono aver messo da parte per il futuro.

E questo è sicuramente niente, io sto in un quartiere residenziale per cui in qualche modo la vita continua, ma in una città che vive di turismo le situazioni di disperazione saranno sicuramente moltissime.
Penso, oltre ai ristoranti, ai negozi di souvenir, agli alberghi, ai ragazzi che col tuk tuk portavano i turisti in giro, alle esplanadas sul lungotejo dove non passa più nessuno…

E nella gente in giro vedo apatia, le donnette che vanno a fare la spesa si, ci sono, ma sembra come una cosa che si fa perchè non c’è scelta, quella almeno si deve fare, ma senza nessuna spinta, senza speranza.

Forse perchè io mi sento così.

Dopo un anno di covid è sempre più facile e frequente sentirsi giù, abbattuti, disillusi.

Sempre più spesso mi ritrovo a chiedermi a cosa serva continuare così, dove sta lo scopo di vivere e lavorare e andare avanti un giorno dopo l’altro, mi chiedo dove sto andando… e se davvero vale la pena di andarci.

Perfino nei miei sogni non c’è più niente di nuovo, di ottimista, non ho altri stimoli che il lavoro e cosa farmi di cena, su cosa poi posso sognare?

Avevo l’illusione di poter uscire da questi confini nei prossimi giorni, pensa un po’ ho 2 giorni di ferie, domani e dopodomani.

Avevo pensato di noleggiare una macchina e farmi un giretto, non chissà dove, ma fuori da Lisbona.
Lo sai che con 10€ potevo prendere la macchina per 3 giorni?

Ma fra una settimana è Pasqua e per evitare il casino e il crescere vertiginoso dei contagi come c’è stato a Natale, quando avevano ripristinato la possibilità di movimento e di incontro fra la gente, hanno deciso di stringere il guinzaglio il più possibile e siamo in lockdown stretto.

Per cui, dato che non posso neanche uscire dal quartiere, avrei preso la macchina per parcheggiarla sotto casa 😀

Così passerò questi giorni di ferie qui, esattamente dove sono in questo momento, nella mia camera davanti al pc.

Non è la mia idea di vacanza, proprio no.

Sai, sono davvero stanca, e sono certa di non essere l’unica, voglio che tutto questo finisca, voglio tornare alla normale vita stressante di prima, voglio che tutto questo sia un incubo e sapere che prima o poi mi sveglierò.

Voglio la luna, voglio un marameo d’oro!

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