Ogni tanto…

… qualcosa succede.

Non sono cose poi eccezionali eh, per carità, ma qualche volta la monotonia è interrotta da piccole cose che magari aiutano a dare il senso del tempo che passa.

E ci sono giorni in cui tutto sembra succedere insieme, stranamente le cose si accumulano, come un palloncino che si riempie d’aria, sempre di più, fino a quasi scoppiare.. e poi per un motivo o per l’altro arriva il giorno in cui trova uno sfogo e scarica la pressione accumulata.
Ripeto, niente di importante, vitale o trascendentale, piccole cose.

Giovedì scorso, 18 marzo, è stato uno di quei giorni.

Da un po’ di tempo il pc di lavoro mi dava dei problemi di accesso alla “zona protetta”, quella con i dati personali relativi, appunto, al lavoro.
E dopo chiamate all’assistenza, a volte senza risposta, a volte senza risultati apprezzabili, mi hanno detto: porta il pc al City Center che te lo cambiamo.

Woooow ma ci rendiamo conto?

Dopo un anno di lockdown quasi continuo (anche se non sempre ufficiale ma i miei post degli ultimi mesi raccontano quanto eccezionali siano state le mie uscite di casa), tornare al City Center?

Già la strada a piedi fino a lì è stato un ritorno, gli alberi fioriti, i mandarini sugli alberi, il traffico per strada..
Un ritorno a qualcosa che fino a un anno fa era assoluta, totale, quasi noiosa normalità.

Solo pensandoci bene, dopo, mi sono resa conto che quello che chiamo traffico erano poche auto qui e là, assolutamente inesistenti le code ai semafori, niente bar affollati, negozi aperti, gente ferma al semaforo in attesa di attraversare…

Sì, c’era qualcuno in giro, non era il deserto, ma in confronto ad un anno fa…
Mi rendo conto bene della differenza solo adesso, a posteriori, facendo confronti a mente fredda.

Il fatto è che ci siamo abituati, come ci si abitua a tutto, e non ci sembra più così strano, come ci sembrava i primi tempi.
Allora è stato uno shock, vedere le strade vuote era una cosa talmente aliena che colpiva, minava tutte le certezze, adesso eccola la normalità, e ci darebbe fastidio se fosse diverso.

Il City Center è ovviamente sempre lo stesso.

Ma davvero?
Ne sono proprio sicura?

Deserto, un paio di persone sulla panca di marmo all’ingresso, i percorsi definiti per passare allo sportello, arrivare all’ascensore, gli spazi stabiliti dove passare in entrata e uscita, il floor tutto ridisegnato, lo stesso floor dove ho lavorato per un anno (proprio lo stesso, all’8° piano) con spazi più grandi, postazioni distanziate (dove prima ci stavamo in 6 adesso ci stanno 2 persone.. che tanto neanche ci sono).

Perfino l’esterno è diverso, la collinetta dove il vecchietto teneva l’orticello, vicino alle rotaie, e dove si accampavano i ROM (fino a quando non li cacciavano via.. ma tanto poi tornavano) è diventata una collina più alta, ancora di sola terra, probabilmente ci hanno scaricato da poco i risultati di scavi nella zona, recintata da reti alte 3 metri che adesso sono molto più evidenti.

C’erano anche prima le reti, per tenere fuori i ROM, ma loro trovavano il modo di entrare lo stesso e di crearsi le loro mini casupole fatte di cartoni e teli di plastica.

Dalla prima foto si vedono le loro casette, come si vede anche il palazzo che era in costruzione un anno fa e che adesso è finito, ho seguito le varie fasi della costruzione fin dalle fondamenta, vedevo il movimento delle gru mentre lavoravo, e tutto in un colpo, oplà, eccolo lì!

E parlando di un anno fa, lo stesso 18 marzo è stato l’ultimo giorno prima del Teletrabalho, il giorno in cui abbiamo portato a casa i pc, con la confusione sul floor, il non sapere bene come fare, come tornare a casa con pc, 2 monitor, tastiera e mouse, la fila di auto Uber o Bolt o Taxi all’uscita dello stabile, gente frastornata, confusa, e la birra (ovviamente Corona) coi colleghi conosciuti una settimana prima e da allora mai più visti di persona.

Insomma quello che ho già raccontato qui.

Un anno, mamma mia sembra impossibile, come spesso succede sembra si e no un mese.
O un secolo.

Beh insomma, dai, alla fine mi sono trovata un nuovo pc, un nuovo mouse e poi sai anche cosa?
Un nuovo coinquilino.

Si perchè lo stesso giorno, guarda caso, dopo 20 giorni a casa da sola, come avevo già raccontato negli ultimi post, è arrivata la persona che ha sostituito Tara.

Un ragazzo venezuelano – Josè o Juan… e chi si ricorda – sui 25 anni, uno scricciolo di ragazzo molto carino e simpatico, un po’ intimidito e penso sia normale, posso immaginare come ci si possa sentire ad arrivare in una casa nuova e trovarsi qualcuno che non solo ci vive già da anni ma che soprattutto è un vecchio catorcio come me, sarei intimidita anch’io.

Per il momento non ci sono problemi, assolutamente, è molto discreto e pulito, ha messo 4 cose nei suoi spazi, non si sente mai e la sera sparisce, non so dove vada, credo dai ragazzi di fronte che sono suoi amici.

Vedremo quando tornerà Sandra, ma manca più di un mese, poi dovrei andarmene io per un po’ e solo dopo inizierà la convivenza vera e propria.
Vedremo.

E ultima cosa, sempre lo stesso giorno (ma guarda lì che strano) anche gli occhiali nuovi.
Oddio, magari solo le lenti, ma ci ho lasciato uno stipendio lo stesso.
Almeno però per quelli sono a posto.

Beh per una che da un bel po’ ha le giornate riempite di lavoro, pause pranzo e giochini al pc, quella è stata una giornata davvero speciale, no?

Ogni tanto capita 🙂

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