Lascia che ti racconti

Non ho trovato un granché in rete su cosa sia un’operazione alle cataratte.
O meglio, tante descrizioni di questa o quella clinica e/o ospedale, facciamo così, succede cosà, ma non dal punto di vista di chi l’ha subita.

Così magari lo racconto io, almeno come è stato per me.

Premetto però che, come cliniche e/o ospedali dicono, è davvero una cazzata.
Penso che fra tutte le operazioni chirurgiche sia una di quelle al livello più basso nella lista delle difficoltà.
Ovviamente se quello è il tuo mestiere.

Sono passati un po’ di giorni ormai e prima che spariscano dalla memoria voglio raccontare i particolari che mi ricordo.

Clinica CUF Tejo, Lisbona, ovviamente convenzionata con tutta una serie di compagnie assicurative, compresa la mia (Allianz per essere precisi).

Altra premessa è che non ho ancora ben capito come funziona il sistema sanitario in Portogallo, esiste quello statale ovviamente, ma ne esiste uno parallelo che è quasi altrettanto grande ed è quello privato e, appunto, convenzionato con le varie assicurazioni.

E data l’efficienza (o quasi inefficienza) del SNS, chi ha un’Assicurazione Sanitaria, come penso tutti i dipendenti di grandi aziende (ma credo praticamente l’80% dei portoghesi), si rivolge a questo sistema sanitario privato.

La rete CUF è enorme, con moltissimi ospedali, cliniche, ambulatori in tutta Lisbona ma non solo, sicuramente Porto, Coimbra, tutto l’Algarve e altre città medie o piccole del Portogallo.
Ormai se pensi di andare a farti curare da qualche parte per qualsiasi cosa pensi al CUF, più che all’SNS.

Nello specifico il CUF Tejo è un grande, bellissimo e moderno ospedale, tutto acciaio e vetro, con vista sul Tejo (appunto) e sul ponte 25 de Abril da un lato, su Lisbona e Prazeres dall’altro.
(per non smentirmi mai, mi è capitato più di una volta sentire i turisti dentro l’autobus dire: “o guarda che bello sto posto, è un ospedale, vero?”)

Ciò premesso sono andata, come forse avevo già raccontato, a farmi una visita da quello specifico oculista, il dott. Ivo S., perché la mia coinquilina che sa tutto di tutto (visto che negli anni da quando è qui si è fatta curare di tutto, anche questo già raccontato), mi ha detto che parlava italiano.

Puoi sapere una lingua, sapertela cavare un po’ anche in un’altra, ma spiegare quello che hai nella tua lingua madre è decisamente diverso, no?

Alla fine, il Doc non parla italiano ma lo capisce, il che può bastare, e parla in un portoghese molto comprensibile, almeno per me, il che va più che bene, visto che dopotutto non siamo in Italia.

Fin dalla prima visita e il primo esame mi ha detto: qui ci sono le cataratte da operare.(https://www.lushabar.it/invecchiare-2/)

E il giorno fatidico dell’operazione è arrivato, martedì scorso, 30 maggio.

Un po’ di confusione con gli orari, una mail diceva “ammissione 12:30” mentre un sms diceva “surgery ore 15:00”.
Per non sbagliare alle 12:20 ero alla reception, con lo stupore della ragazza al banco, visto che l’operazione era proprio alle 3, solo due ore e mezza di attesa…

Mi sono messa lì, a stomaco vuoto fin dalle 7 del mattino (ho messo la sveglia per poter fare almeno colazione), a leggere, girare per il piano, uscire per fumare, leggere un altro po’…

Finché hanno chiamato il mio numero e con me un’altra signora più o meno della mia età, Lidia (ho scoperto dopo) che doveva fare la stessa cosa mia.

Ci hanno fatto entrare nella zona operatoria, ci hanno portato in una stanza con armadietti e spogliatoi, ci hanno dato una specie di tuta (maglia e pantaloni in tessuto non-tessuto con cuffietta e sacchettini per i piedi) e ci hanno detto “levare tutto, tranne le mutande e indossare questi”.

Poi ci hanno fatto entrare nella saletta pre/post-operatoria, ci hanno fatto mettere su una barella, hanno sforacchiato una mano per collegare una flebo di fisiologica e hanno iniziato a mettere colliri diversi nell’occhio interessato.

A questo proposito c’è stato qualche dubbio su quale fosse l’occhio giusto.

Lidia aveva il destro, poi l’infermiera viene da me e mi dice che anch’io dovevo fare il destro.

Ma, veramente… io devo fare il sinistro.
Ma no, qui c’è scritto destro… tira e molla alla fine mi dice: “vuole parlare col dottore?”

Io e la mia incertezza, ho sempre il timore istintivo di sbagliare, poi ho pensato “sì però poi l’occhio è il mio e sono io che ne subisco le conseguenze” così ho detto va bene, mi faccia parlare col dottore.

E ho fatto bene, dopo qualche minuto è arrivato Ivo dicendo “no no, è il sinistro per Luisa” venendo da me dicendo “hai ragione, prima quello che è messo peggio”.

Il Doc Ivo è un personaggio, sulla quarantina, simpatico, gentile, molto disponibile, sia prima che dopo mi ha sempre riconosciuto fin dal corridoio, “Oh ciao Luisa” come se mi conoscesse da anni.
Ma è anche un medico molto competente.

Siamo rimaste su quei lettini una mezzora buona, poi ci hanno raggiunti altri due pazienti, anche loro in lista per le cataratte, finché dal corridoio si è sentito chiamare “Senhora Luisa”.

Altro qui pro quo, l’infermiera risponde “Lidia” e io dico “io sono Luisa, la signora è Lidia, a chi tocca?”

Toccava a me.

Con la barella mi hanno portato in sala operatoria dove mi hanno fatto mettere orizzontale, anzi con la testa un po’ indietro, è arrivato un ragazzo che si è presentato: “io sono l’anestesista, adesso la faccio rilassare un po’” e ha aggiunto una siringa di chissà cosa alla cannula della flebo.

Comunque, ero lo stesso abbastanza rincoglionita, mi ha anche detto il nome ma non me lo ricordo mica.

Il Doc Ivo mi ha posizionato la testa dicendo “Luisa, mi raccomando non muovere assolutamente la testa, vedrai una luce, guarda sempre e solo quella e in dieci minuti abbiamo finito”.

E in fondo questo è stato, non ho sentito assolutamente niente, vedevo tre luci e sentivo muovere e frugare nell’occhio, non so quanto ero in me, sinceramente, ad un certo punto ho visto che infilavano qualcosa e la posizionavano muovendola leggermente, e niente altro.

Come se mi fossi addormentata dopo di quello, ho un vago ricordo di quando mi hanno riportato con la barella all’altra sala e piano piano sono riemersa alla realtà.
Fra una cosa e l’altra erano passate almeno 2 ore da quando ero entrata, erano le 5 passate.

Mi hanno fatto alzare seduta sul lettino, poi in piedi e poi camminare fino allo spogliatoio dove poco dopo è entrata Francesca.

È tutto un po’ nebuloso, mi sono rivestita e sono uscita con lei, e siamo andate a prendere un caffè, ne avevo proprio bisogno.
E abbiamo fatto una videochiamata con Eli, Valentina e Roberta 😀

Questo è quanto.

Il ritorno a casa in autobus e poi nella Metro super affollata come sempre (con la conchiglia sull’occhio), Franci mi ha accompagnato a casa e poi se n’è andata… ed ero un po’ stanchina 😀

Sono passati 5 giorni, adesso ci vedo, più o meno, faccio quasi tutto senza occhiali ma per leggere o stare al pc ancora li uso, anche se non vedo bene né con né senza.
Il problema è che ci vedo benino col sinistro e male col destro per cui devo trovare una via di mezzo.

Spero che per venerdì prossimo si assesti in qualche modo, devo tornare al lavoro!

E fra altre due settimane, il 20 giugno, si ripete tutto (spero non le due ore e mezza di attesa) per l’altro occhio.
Solo che adesso so più o meno cosa aspettarmi ????

Até jà.

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