Giorgio

Ho conosciuto Giorgio circa 40 anni fa, era il luglio 1982.

Non era una bella occasione, io e Francesco eravamo a Roma (neanche mi ricordo se per fare un giro o per qualche suo affare strano) e abbiamo telefonato a mia mamma, solite cose, giusto per dire “tutto bene”.

Non c’erano mica i cellulari allora, per cui si chiamava ogni tanto, per rassicurare o per sentire se c’era qualche novità.

E quella volta la novità c’era: in qualche modo, che non mi ricordo più, l’avevano avvisata della morte della mamma di Fran.

Per cui siamo partiti immediatamente per andare in Sardegna, a casa dei suoi genitori, per il funerale.

È stato allora che ho conosciuto tutti i suoi fratelli e sorelle, Mario, Augusta, Mafalda, Antonello, Giorgio, Luisella e Salvatore.

A parte i più piccoli (Luisella e Salvatore) che vivevano ancora in famiglia, tutti gli altri erano sparsi per l’Italia, chi a Roma, chi a Torino, Giorgio, che aveva allora 21 anni, arrivava da un non meglio precisato “collegio” a Cagliari, io allora non capivo niente ma adesso penso che fosse una specie di riformatorio.

Beh se è per quello io non avevo idea in che famiglia stavo entrando, Mario veniva da Regina Cieli con un permesso per l’occasione, Antonello era ai domiciliari a casa dei suoi (dopo essere uscito dall’Asinara) …

Non è questo il momento per raccontare la storia della morte della mamma dei ragazzi, è una storia a parte che magari un giorno racconterò, dico questo solo per creare un contesto.

Giorgio era un ragazzo gentile, quasi timido, uno che si faceva prendere dalle cose della vita, travolgere e trascinare, quasi senza saper reagire.

Era un ragazzo buono, a volte mi sembrava strano che un ragazzo così venisse da quella stessa famiglia, gli altri erano dei duri, che la vita la prendevano a cazzotti (per poi prenderli, i cazzotti, ma anche questa è un’altra storia).

Non ricordo bene cosa abbia fatto dopo quella triste occasione ma circa un anno dopo gli abbiamo proposto di venire a casa nostra per stare con noi, per lavorare con mio marito.

Era il 1983.

Mio figlio non era ancora nato, noi ci eravamo sposati da poco, avevamo una stanza in più e mio marito, da bravo fratello maggiore, voleva dargli una mano.

Giorgio e Luisella con Federico neonato

È rimasto da noi un paio d’anni, poi ha conosciuto la ragazza che sarebbe diventata sua moglie (volente o nolente, visto che l’aveva messa incinta, come succedeva e continua a succedere), e quando si è sposato è andato a stare con la famiglia di lei, a Favaro Veneto, vicino a Mestre.

Marilena, la moglie, se n’è andata quasi 4 anni fa, portata via da un cancro (ne ho accennato qui fra altre cose https://www.lushabar.it/spigolature/  ), lui è rimasto a casa coi suoceri (credo, se sono ancora vivi, non lo so) e quella strega della cognata, sorella della moglie.

Veniva abbastanza spesso da noi, dava una mano a mio marito quando c’erano lavori più pesanti da fare nella casa dove vivevamo, ho le foto di quando è venuto ad aiutarlo a macellare i maiali.

Ma veniva anche perché, per arrotondare, nei weekend andava in laguna a pescare vongole che vendeva ai ristoranti della zona e mio marito lo aiutava a venderle ad amici e conoscenti.

Gli piaceva molto pescare, usciva la sera e pescava tutta la notte e poi faceva il giro dei ristoranti per vendere il pescato, e poi di nuovo la sera dopo, tutti i fine settimana.

L’ultima volta è stato venerdì 17 giugno, 10 giorni fa.

Giorgio è morto.

Sapessi come è difficile, la fatica immane che è mettere nero su bianco queste parole.

A volte penso che alla mia età quando si risente parlare di qualcuno che ha fatto parte della tua vita possono essere solo brutte notizie.

Come ho detto spesso, stando lontano sembra che le vite di chi ti lasci indietro si cristallizzino, sembra che tutto debba sempre rimanere uguale.
Finché non succede qualcosa che fa crollare quel cristallo.

Per quello che ne so io non era cambiato molto nella sua vita, i suoi figli sono tutti e due grandi, non so neanche se vivano ancora in casa con loro, Federico ha circa un anno più di Valentino (dovrebbe essere dell’85), Giorgia deve avere sui 20 anni.

E qui arriva la nota che rende ancora più amara questa storia, si perché l’ho saputo solo ieri, da mio figlio che a sua volta l’aveva appena saputo.

Da quello che sembra, dalle poche cose che si sanno, l’hanno trovato già morto la mattina del 18, vicino alla sua barca, con muta e boccaglio, il Gazzettino dice che forse un malore, forse un infarto, è rimasto lì…

La cosa più crudele però è che l’abbiamo saputo solo adesso perché nessuno della sua famiglia ha pensato di avvisare prima, tanto meno direttamente.

La cara cognata ha ben pensato, una settimana dopo, di chiamare una delle sorelle che stanno a Torino, giusto per dire “ah sai, tuo fratello è morto” chiedendo tassativamente che nessuno della famiglia si facesse vedere o sentire.

Da quello ovviamente è iniziato il tam-tam per cui l’abbiamo saputo tutti, a cose fatte e finite.

Giorgio è morto.

Mi sento vuota, mi manca un pezzo della mia vita, è caduto uno dei pezzi del mosaico e il buco c’è, si vede, non importa se la vita stessa ci aveva allontanato, non c’è più nessun “magari, un giorno, chissà…”

La morte ti lascia sempre con la bocca amara, col senso di tempo sprecato, con in mente quelle parole “mai più…”

Mi dispiace Giorgio, non hai avuto una gran bella vita, eri un uomo buono, avresti meritato di meglio.

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