si continua

Giorni in cui il quotidiano consiste nei momenti rubati di solitudine, il pranzo veloce senza voglia, la partenza per fare quei 100 km, l’ospedale e quelle 2 ore in cui il cuore ti si stringe dentro come se qualcuno lo prendesse in mano e lo strizzasse, il ritorno quando è già buio, un boccone buttato giù a forza e il crollo nel letto, esausta.

E’ diventata presto una routine, solo ripensandoci mi rendo conto che tutto si sta muovendo da pochi giorni anche se dentro di me sembrano mesi.

Ma sono giorni pieni di tante cose diverse, quelle che non capitano mai nella vita normale, solo in questi momenti particolari.

Fare quei 100 km era un una tantum, studiato e previsto in anticipo, incastrato nel quotidiano col sapore dell’eccezione che conferma la regola.

Telefonate e messaggi a parenti e amici che non senti da anni e lo sai, senti lo stupore dall’altra parte della linea, lo stupore e subito la preoccupazione.

Perchè se ti chiama tua cugina che non senti da 15 anni, beh qualcosa c’è e non è mai un qualcosa di buono, di solito.

Ciao, sono Luisa (o Adriana..), lo so che non ci sentiamo da molto, chiamo per darti una notizia non bella...

Io mi guardo intorno in questi giorni e vedo la gente intorno che vive la sua vita ad un ritmo diverso dal mio.
Quelle che per tutti sono ore, mattine pomeriggi sere, per me sono anni.
I minuti si declinano uno alla volta, come gocce d’acqua sulla pietra, e corrodono, consumano.

Poi vedo gli occhi di mia sorella sempre sull’orlo del pianto, dopo notti insonni, e si finisce sempre a parlare della mamma, cose che faceva, che diceva.

E io devo tener duro, non farle vedere che sto crollando, darle forza, anche quella che non sento di avere.
E ingoiare il mio bisogno di avere qualcuno a cui appoggiarmi, perchè semplicemente non c’è.

E continuare, perchè bisogna, perchè si deve.

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