Lasciare tracce (Emozioni)

In un periodo in cui la voglia di scrivere è poca corro il rischio di perdere per strada cose che non sono importanti per sé stesse ma che messe tutte insieme servono a riempire gli spazi lasciati da questo periodo abbastanza vuoto che sto vivendo.

Guardandomi indietro negli ultimi mesi non vedo un granché, ultimamente lo dico spesso, e magari scrivendo anche le piccole cose potrò sentirmi meno vuota, forse, addirittura, ritrovare qualche emozione.

Piccole cose, o magari neanche troppo piccole.

Emozioni ne ho provate un bel po’ in effetti, nell’ultima settimana.

Eh si perché, mai fatto prima – e mi chiedo come mai – ho usato 4 giorni per un piccolo, veloce e intenso, ritorno a casa.

Questo ho scritto in aereo, aspettando di partire:
Bella la prima sensazione di tornare a casa, come al solito le prime voci che parlano italiano le sento in aeroporto, al gate o, come oggi, nel bus che porta all’aereo.
Stavolta qualcosa in più, non solo italiano ma la lingua nella lingua.
Si perché nessun siciliano o romano avrebbe capito quella voce che pur parlava italiano.
Si perché fra una frase e l’altra, proprio riferendosi alle curve e agli sballottamenti fatti dal bus, si è sentito qualcosa che era tipicamente Veneto, direi DOC.
“Ocio che qua i te capota, dio can!”
Welcome back home
????

Due giorni di ferie, uniti al mio weekend, per volare a Bologna, stare con mio figlio e il mio nipotino, una bella cena cinese con Eli (ma quanto brutta sei!!), poi con mio figlio da mia sorella, con loro da mio nipote Alessandro nella sua nuova casa, e poi di nuovo volare fino a Lisbona.

Ce ne ho fatte stare di cose in quei quattro giorni.

Ci ho fatto stare anche la visita dall’ottico e gli occhiali nuovi, visto che con quelli fatti un anno fa posso praticamente solo lavorare (o leggere), per qualsiasi altra cosa del tipo camminare all’esterno e tanto meno guidare, devo levarli.

Aggiungere l’informazione, forse banale, che questo giochetto mi è costato un paio di mesi di stipendio, forse non sarebbe il caso, lo scrivo per dovere di cronaca.

È il caso invece di specificare che, per bello che sia tornare a Lisbona, ogni volta che torno dalla mia famiglia è sempre più difficile, ogni volta l’ansia, la voglia, la necessità di avere vicine le persone che amo è sempre più forte, impellente, il pugno nello stomaco preme sempre di più.

Emozioni?

Un carico enorme, un groppo in gola che non si scioglie, lacrime che freno – perché non avrebbero senso – ma che riesco sempre meno a trattenere.

Sarà che sto invecchiando, sarà che so bene che il tempo che rimane è sempre meno e gocciola piano piano andandosi a perdere, sprecato, lontano da tutti loro.

Sarà che il mio tempo qui ha sempre meno senso, solo la logica e la razionalità della necessità di un lavoro mi trattiene dal mollare tutto, dal mandare affanculo il mondo e tornare da loro.

E come detto in questi giorni, trattengo il fiato e penso: “dai, ancora un paio di anni e ti puoi fermare, e puoi tornare” e vado avanti con la mia vita.

Quando sono venuta qui speravo in un anno, ne sono passati 6 e mezzo, passeranno anche gli ultimi due.

Vita da ex-pat.

E parlando di ex-pat racconto anche le novità di questa casa in cui vivo, ormai appiccicata come una patella.

È abbastanza raro che chi viene qui a lavorare per TP resti nella stessa casa tutto il tempo, i motivi sono diversi, o la casa non va bene o semplicemente TP ti trova di meglio (chiedendo), o ci si trova una casa propria, oppure si va via, come tanti, tanti, tanti, hanno fatto da quando sono qui.

Io invece sono qui, sono entrata in questa casa la sera del giorno che sono arrivata e non mi sono più mossa.

Guardandomi passare intorno tutti gli altri, che prima o poi se ne sono andati da qualche altra parte.

Moses, Roberta, Valentina e Massi, Rebecca, Tania (mi ero completamente dimenticata di lei), Sandra, Tara, Josè… non poi molti in questo tempo abbastanza lungo, ma abbastanza.

Abbastanza per lasciare il cuore ad alcuni di loro – Roby, Vale e Massi – e considerarli come dei figli che hanno preso la loro strada lontano da qui ma sempre vicino al mio cuore.

E adesso si aggiungerà un’altra persona, Josè se n’è andato (senza lasciare un gran segno), oggi arriva chi lo sostituirà in quella cameretta che era la mia nei primi tempi.

Non so ancora chi sarà, se sarà uomo o donna, italiano o da chissà dove, giovane oppure no, bravo o rompipalle, non ho idea, lo scoprirò entro oggi (in questo momento ci sono le donne che fanno la pulizia della stanza).

È sempre un po’ un’invasione, sempre un nuovo doversi adattare ad abitudini, orari, incrociando le dita e sperando che non sia una nuova fonte di disagio o nervosismo, ne abbiamo già a sufficienza.

Per cui… emozioni, ancora.

Ma le emozioni sono spesso bolle di sapone, per cui è anche giusto che ne resti traccia, no?

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Un commento

  1. 5/6/22
    per completare la notizia, beh, è arrivata Victoria, ragazza sui 30 anni di Alicante (Spagna), carina, simpatica, un po’ persa nel suo primo giorno a Lisbona dopo il viaggio in macchina da casa sua, ancora con poche idee chiare su cosa significhi vivere in casa TP (mi ha chiesto se la connessione la paghiamo noi 😀 ).
    Ha di buono che adora i gatti (per la felicità di Sandra) e che fuma (per la mia, così non rompe).
    E per il resto vedremo…

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