Fuori dal limbo

Seduta in metro mi sono resa conto che pur non avendo mai smesso di vivere in questa città è come se fossi stata lontana da qui nell’ultimo anno.

Riconoscevo le fermate ed era come un ritorno, la tratta che facevo tutti i giorni fino a un paio di anni fa, il passaggio dalla Verde alla Rossa, i negozi, le scale mobili, tutto aveva il sapore della nostalgia.

Lo stesso sapore che sentirei se camminassi per le strade di Vigevano o andassi sul Lago Maggiore o sul Ticino, un ritorno a qualcosa di conosciuto ma ormai perso, diventato ricordo.

Solo che non me ne sono mai andata da Lisbona.

È quest’anno che è passato come in un limbo, le volte che sono uscita di casa se non per fare la spesa, si contano sulle dita di una mano, non ho praticamente più preso mezzi, non sono entrata in negozi, vedo solo il vuoto.
Oggi è una di quelle rare eccezioni.

Stamattina ho finalmente tagliato i capelli.

Sono un po’ in ritardo, vero?
Avevo detto che dovevo tagliarli i primi di luglio, siamo a Natale, che sarà mai…

Sono finalmente andata in banca, lo dovevo fare appena tornata dall’Italia a fine settembre, e ho scoperto che l’agenzia vicino a casa mia è chiusa dal 30 ottobre.

Dove sono stata in questo tempo?
Limbo.

A casa, eh si, e casa è un puntino di pochi metri quadri sul mondo, che sta lì ed è come se non stesse da nessuna parte, non sembra più essere ad Alvalade, Lisbona, Portogallo, Europa, pianeta Terra.

È in un enorme vuoto, è fatta di lavoro, cucina, lavatrici, giochini o libri, sonno.
Fuori da lì non c’è altro.

E nel frattempo è arrivato Natale, giri per le strade e ci sono le luci colorate, i negozi addobbati, i reparti del supermercato con le cazzate che si comprano solo per Natale (qui anche gli agnelli e i maialini nel reparto carni), e la gente che si affolla qui e là, il distanziamento sociale si limita ai 10 cm. quando ci si incrocia nelle corsie o si sta in coda per la cassa.

Tutti tassativamente con la mascherina, ovviamente.

Non ti accorgeresti quasi del periodo critico, del “momento-Covid”, se non fosse per quelle mascherine, che sono ormai diventate parte del paesaggio.

Non pensi per niente che qui in Portogallo solo ieri ci sono stati 4320 nuovi casi e sono morte 87 persone.
In Italia più di 18000 (DICIOTTOMILA) casi, 674 (SEICENTOSETTANTAQUATTRO) morti.

In un giorno!
Ma ci rendiamo conto?
È davvero diventato così normale?
È normale sapere che mio cugino Italo, che vive in una comunità da anni, è positivo al Covid, e non badarci più di tanto?

Fa paura questo, fa davvero paura il grado di insensibilità che abbiamo raggiunto.

E io per prima non sono meglio di così, so solo a lamentarmi del fatto di non uscire di casa o semplicemente del cambio di vita dell’ultimo anno.
Meglio che stia zitta va’…

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