è arrivato Natale.. ancora

E’ arrivato !

e parlando di Natale, del Natale di quest’anno come di quello degli ultimi anni, ho trovato allineati ai miei pensieri quelli di Giorgio, vecchio amico di chat e non solo, con cui spesso mi ritrovo a condividere sensazioni e idee.

E ho risposto, in modo forse veemente, sicuramente impulsivo, sfogando in quelle dieci righe una frustrazione che porto dentro da anni, che è mia ma non solo mia, nei confronti del Natale e di tutto il suo entourage fatto di vecchi con barba e capelli bianchi, occhio ammiccante, berretto e vestitone rosso, pancione da camionista, con o senza lattina di Coca Cola a fianco.

E da pacchetti con carta colorata e fiocco, luci sfavillanti, palle luccicanti su alberelli di plastica.

E ancora fatto di traffico intasato nelle strade, supermercati pieni, gente frenetica che cammina ovunque apparentemente senza meta o direzione.

Ma soprattutto fatto di ipocrisia, del “a Natale siamo tutti più buoni”, di spese folli e un po’ idiote per doni e cibarie di ogni tipo.

ho esagerato? forse si..

Vorrei davvero trovare il modo di raccontare cos’è il Natale per me.

So quello che non è più.

Non è più il giorno passato in famiglia, con la mamma, gli zii e tutti i cugini riuniti, il Natale di quando eravamo bambine io e mia sorella.

E dopo, quando erano i nostri figli i bambini di turno e la festa era diventata per loro e per i nostri vecchi.

Le sere della vigilia passate per anni, tutti gli anni senza soluzione di continuità, con la mia amica Leo.

Gli anni buoni e quelli meno buoni lei c’era sempre con me.

Ma lei c’è sempre stata con me, non serviva il Natale per questo.

E dopo Natale si partiva per Riomaggiore, con Valentino piccolo, si andava da zia Antonietta e zio Giuseppe e Marina e poi Fabrizio, per restare da loro e con loro fino ai primi giorni dell’anno nuovo.. si, era davvero una festa.

E nei miei ricordi pieni di buchi come l’emmental e passati nel frullatore di quasi 60 anni si mescolano tanti Natali, non sempre allegri e spensierati o felici.

Gli ultimi a casa mia con mio marito e mio figlio in cui la cosa che accomunava era il freddo (e non parlo della temperatura) combattuto con sorrisi che non raggiungevano gli occhi, maialetti al forno innaffiati da parecchio vino, pandoro e buonanotte.

L’ultimo è stato quello del 2008, quanto ti ho conosciuto.

Dopo di quello è cambiato tutto
o sono solo cambiata io, chi lo sa.

Dopo, per un po’, il Natale è stato il ritorno.. da mia mamma, mio figlio, la mia città.
ma è durato poco.

adesso… che senso ha questo Natale ormai arrivato?

La mamma non c’è più, mio figlio e la sua famiglia sono lontani, dall’altra nonna, io sono a fare la dog-sitter a Ike, in un certo senso una vacanza, sicuramente un’occasione per stare un po’ da sola con me stessa

Il senso, se così si può chiamare, è la cena con la caotica meravigliosa famiglia Taverna-De Pino, anche se non sono davvero giorni felici per loro.

E’ anche il pranzo di domani a casa di Leo che non mi lascia sola proprio mai.

E io che rifiuto di guardarmi troppo alle spalle e voglio cercare di guardare avanti a quello che mi aspetta.. beh spesso vorrei non avere un futuro a cui guardare, spesso chiedo al mondo e al Dio a cui non credo di lasciarmi andare alla deriva, spesso dico che la mia barca è ormai piena di falle e imbarca troppa acqua.

E in questi periodi in cui tutto si ferma, in cui si guarda solo alla festa, aspetto solo che passi.

Anche questo Natale appena arrivato.. passerà…

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