Cosa non si fa…

Quello che segue l’ho scritto durante la giornata e la sera del 30 settembre, di tempo per farlo ne ho avuto parecchio, lo riporto qui.

Alvalade 6:15 a.m.

Peccato non poter fotografare l’alba su Lisbona vista dal ponte del 25 aprile, deve essere un vero spettacolo.
Sono le 7 di mattina del 30 settembre, sono su un treno Fertagus e sto andando a Setúbal per finire (spero) la trafila burocratica per la residenza in PT.

Cosa non si fa, vero?

Perfino svegliarsi alle 5:30, prendere un bus che sembra ancora piena notte, senza traffico né tanto meno luce del sole, poi un treno quasi per un pelo (non riuscivo a fare il biglietto nella macchinetta automatica), scarpinare fino al SEF, e poi speriamo bene che non serva fare coda e che tutti i documenti siano a posto.

A volte mi chiedo perché lo faccio, magari è che, visto che sono in corsa, tanto vale correre.
O per lo stipendio che è arrivato stamattina, e dici niente.

Setùbal 8:12 a.m.

Come dicevo alla mia sup ieri, è moltissimo il fatto di avere un lavoro, faccio in modo di tenermelo, finché riesco, no?

8:30 ca.
E sono qui, in attesa al SEF, stavolta dentro nella sala d’aspetto, l’uscere gentilissimo mi ha fatto finire la sigaretta e poi mi ha fatto entrare.
(La volta scorsa c’era un altro tizio, molta più gente, pioveva a tratti, ma siamo rimasti tutti fuori sotto l’acqua…)

Ho il numerino C70 e aspetto.

Sulle pareti messaggi diversi fra cui “proibida a recolha de imagem e som” (non fare foto o registrazioni) e “atendimento tolerância de 30 minutos” (attesa con tolleranza 30 minuti).

Vabbè, aspetto, sperando che serva, sono un po’ preoccupata perché il mio portoghese è quasi a zero.

Pensavo alle amiche che hanno già fatto questa trafila, Darietta, Franci, Elizabeth..
Loro parlano bene portoghese, tutte e tre.
Vuoi che per questo mi caccino via?
🤞🤞

OK, sono le 9 e hanno chiamato il 64, alla faccia della mezz’ora.
Faccio in tempo a prendere un caffè e fumare una sigaretta, o anche 2 o 3.

12:30
Beh, sono bella comoda sul treno che mi riporterà a Lisbona e che partirà fra 8 minuti.

Oh si, preso il caffè e fumata la sigaretta, dopo “solo” 2 ore e mezza di attesa (quasi 3), verso le 11 sono arrivata al fatidico sportello dove una tizia di poche parole si è messa a spulciare il pacchetto di carte che le ho passato.

Una ad una, 2 o 3 volte per ogni foglio, passando al successivo e poi tornando indietro, ha controllato anche i pelucchi della carta di identità, ad un certo punto mi ha chiesto il passaporto dicendo che la CI non era valida.
Non aveva visto la scadenza sul retro, mi ha fatto fare un colpo.

Insomma, 45 minuti, compresa la foto, la firma elettronica e le impronte digitali.
Il tutto per 21 €.

Adesso sono ufficialmente residente permanente (e schedata) in Portugal.
Mi arriverà il Cartão do Cidadão per posta.

Poi ho dovuto ritrovare la stazione, non semplicissimo, fra viuzze e vicoli, c’erano 30° e sudavo come un cavallo (la mattina era freschino ed avevo una maglia a maniche lunghe), senza contare il decisamente poco allenamento.

Ecco, il treno parte, se tutto va bene sarò a casa per le 2, pronta per iniziare a lavorare.
Già avvisata la mia sup, mi chiede se voglio recuperare oggi le ore perse.

Eviterei, dopo sta bella giornata.

13:00 circa.
Ho davvero scritto “se tutto va bene”?
Beh niente di che, non ho capito se per un guasto o altro (parlano veloci per le comunicazioni, tipo il pilota in aereo), fatto sta che a Coina ci hanno fatto scendere tutti e salire su un altro treno che era in attesa.
Niente di che, ripeto, ma una cosa che fili liscia dall’inizio alla fine, no?

21:30
Alla fine sono arrivata a casa e alle 14:02 ho fatto il login, senza neanche il tempo di mangiare qualcosa, cambiarmi o fare pp… con 3 ore e 2 minuti di ritardo.

E manco a dirlo, ero stanchissima!
Il pomeriggio è stato pesante, gli occhi mi bruciavano dal sonno, ma è passato.

Certo che a mettermi a cucinare non ci penso proprio,
Glovo e via, una pizza, degna conclusione di una bella pesante giornata.

Ah, Google dice che ho fatto 6,7 km oggi, a piedi intendo.
Mica pochi per chi non cammina mai, no?

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