Cimitero dos Prazeres – esperienza nuova

Ieri sono andata a fare un giro, volevo andarci fin dall’anno scorso e sentivo che non potevo mancare di andare proprio lì, io che dovunque sono andata ho sempre voluto vedere i cimiteri.

Dal Verano a Roma al Monumentale di Milano, al Maggiore di Padova al piccolo cimitero di Massa a quello microscopico di Monteviasco…

Dovevo vedere quello particolare di Lisbona, dopo più di un anno che vivo qui.

Ma forse è proprio perché è particolare, o forse sono cambiata io, non è stato come le altre volte.

Il Cemitério dos Prazeres, già di per sè un nome strano, sta in cima a una delle mille colline di Lisbona, da lassù si vede lo spettacolo del Tejo e del ponte 25 do Abril, la città fatta di file di case colorate, sotto quel cielo enorme che qui mi colpisce sempre.

Quei viali, quelle pietre, quell’odore persistente di incenso, fiori morti, marcio…

Quelle cappelle funerarie trascurate, rotte, rugginose, le porticine coi vetri spesso spaccati e le bare in vista, spesso crollate una sull’altra..

Vecchio, si, molto vecchio, forse ci sono tombe più recenti con una concezione diversa ma ne ho viste ben poche, gli anni sulle scritte erano quasi sempre del 19° secolo, a volte anche 1700, con aggiunte più recenti.

Veri e propri monumenti, spesso, un paio di castelli in miniatura, statue angoscianti, teschi con le ossa in pietra, tombe infilate dovunque c’è spazio, lastre di cemento, o almeno lo sembra per colore ed effetto visivo.

Pochissime, quasi nessuna foto, forse proprio perché le tombe sono vecchissime, magari le foto allora non si mettevano.

Oltre a grandiose cappelle in marmo bianco

Ripeto, ho visto molti cimiteri, amo vedere la vita cosa diventa, amo vedere anche, paradossalmente, come la grande livella non esista davvero, come anche dopo che il corpo è marcito e il ricordo è finito restino delle differenze.

Amo vedere la storia di quello che siamo stati che si srotola e si espone agli occhi di chi è arrivato dopo.

Ma stavolta è stato penoso, angosciante, sono uscita da lì quasi scappando, con un peso sullo stomaco.

E non vedevo l’ora di trovare il parco lì vicino, la Tapada da Necessidades, che pur essendo in parte brulla e trascurata mi ha ridato una sensazione di pace e serenità, di vita.

E la vita l’ho trovata quasi alla fine, neanche gli alberi strani ed enormi erano riusciti ad alleviare davvero il peso, solo un altro tipo di vita, molto più piccolo e se vuoi effimero mi ha risollevato.

L’anitra coi suoi piccoli che senza troppa paura ha attraversato la mia strada per portarli a sguazzare nel laghetto.

Quello è stato il respiro di sollievo della giornata.

Stanotte, cercando di addormentarmi, mi tornavano in mente quelle bare in vista, quelle lapidi sfondate, e solo ripensare a quella famiglia di paperelle mi ha portato al sonno.

Sono contenta di aver fatto quel giro, ieri ho toccato la morte e poi la vita…

Ecco le foto che ho fatto:

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