Camminare piano

Il venerdì è diventato anche per me sinonimo della fine della settimana, degli orari della sveglia, del lavoro noioso al punto di essere nauseante, della pausa pranzo alle 4 del pomeriggio, della sigaretta in quella terrazza sempre più affollata.

Il venerdì sera è speciale, alle 8 di sera al muretto vicino al City Center c’è la folla dei ragazzi che si preparano alla serata, l’aria impregnata del fumo delle canne, la musica di qualche stereo o di qualcuno che si è portato la chitarra, voci in cento lingue diverse e risate, grida gioiose, sorrisi.

La Metro è se possibile ancora più affollata del solito ma questo venerdì non avevo fretta di tornare a casa, avevo voglia di silenzio, pur in mezzo al rumore del traffico e della gente.

Mi manca sempre di più il mio silenzio, la mia solitudine con me stessa.

E questo venerdì sera mi sono presa un po’ di tempo per camminare, piano, tornare verso casa a piedi, guardare questo stralcio di città che ormai è diventata un’abitudine al punto che non la vedo neanche più.

Avenida da Republica in certi brevi momenti sembra quasi deserta, fino a quando arriva la prossima ondata allo scattare del semaforo.

Dietro di me una sirena di un’ambulanza si avvicina, sempre più forte, e poi si infila nel tunnel e rimbalza sulle pareti in un sono ovattato e rimbombante.
Un cinese già ubriaco le fa da eco, ululando dal marciapiede.

Le luci lontane ammiccano nella serata tersa e quasi senza vento (almeno per gli standard di Lisbona).

Ma il più bello è arrampicarsi su per Avenida dos Estados Unidos, la salita non è ripida ma si fa sentire, non sono più allenata, alla mia sinistra il fluire del traffico, sulla destra il piccolo tratto di erba e bassi cespugli che isola dai palazzi allineati.

Da un varco fra i palazzi si intravede la Chiesa Evangelica (Igreja Evangélica Plenitude de Cristo) dove quando ci passavo di domenica sera c’erano sempre feste e concerti, questa sera è tutto spento e silenzioso.

E poi su fino alla rotonda di Avenida de Roma e poi si scende verso Alvalade, casa.

Ho perfino fatto il giro largo, arrivando alla piazza illuminata dalle luci di Natale, dal traffico dei motorini di UberEats o di Glovo, fino ad arrivare alla mia via e alla casa silenziosa.

Mi mancava questo camminare lento, coi pensieri ancora rivolti alle ultime chiamate, l’ultima alle 19:58, alla settimana appena finita, alla prospettiva di 2 giorni senza gente intorno.

E la voglia di riordinare le idee e di raccontarlo, qui.

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