Ancora, e ancora…

Ancora, e ancora… Natalina

Non ci si può mai permettere di pensare, neanche una volta, che il mondo si fermi, non lo fa mai.

C’è sempre qualcos’altro che arriva, che succede, dicono che la vita è così ma quanti pezzi si possono perdere, in questa vita?

Natalina, mia cognata, non ce l’ha fatta più a resistere, ha scelto di mettere la parola fine alla sua, di vita, piena di troppi dolori, che non riusciva più a sopportare.

E noi, noi che restiamo, abbiamo un altro pezzo di noi che se ne va.

Natalina, più o meno la mia età, lei che aveva perso un figlio in un attimo pochi anni fa – https://www.lushabar.it/paolo-la-vita-e-fatta-a-scale – lei che dopo quel dolore immenso non ha più accettato la vita con un uomo manesco e ubriacone, lei a cui restava solo un altro figlio, “solo” ma non abbastanza.

Ancora non so bene, mi ha chiamato Valentino poco fa con la notizia, dice che Natalina si è impiccata, ieri, oggi, non fa molta differenza.

Se n’è andata.

Valentino piangeva al telefono, lui l’ha conosciuta praticamente solo pochi anni fa, quando andava in Sardegna in vacanza, ma in un certo senso l’ha conosciuta meglio di quanto la conoscessi io.

L’ultima volta che l’ho vista sarà stato almeno 25 anni fa, quando in una delle mie vite precedenti andavamo anche noi in vacanza in Sardegna, e andavamo a casa loro.

C’è stato un periodo in cui siamo stati spesso insieme, con lei, Antonello, fratello di mio marito, e coi ragazzi, Paolo, Andrea e Valentino, che avevano quasi la stessa età.

Io ero incinta di mio figlio quando siamo andati al loro matrimonio, anche lei incinta di Paolo, era più o meno metà dicembre del 1985, quel matrimonio che mi ha scioccato a suo tempo, in un mondo completamente diverso dal mio.

Di quel matrimonio mi ricordo la confusione di gente mai vista prima che parlava una lingua che sì e no capivo, e beveva quantità impossibili del vino forte di quelle zone e birra come se piovesse dal cielo.

Il freddo maledetto in una casa dove riscaldamento significava solo il camino in cucina e due quintali di coperte nel letto per potersi riscaldare la notte, che pesavano al punto di non potersi girare.

La casa era in mezzo alle montagne nel mezzo della Sardegna, su per una collina sopra Bitti (NU) con una stretta strada sterrata per arrivarci, al punto che pensavo che la macchina non ce la potesse fare.

La famiglia di lei era stata costretta ad accettare il matrimonio riparatore, non avrebbe mai approvato quel marito che Natalina aveva scelto, ma si arrendeva all’evidenza.

I suoi fratelli che chiaramente lo odiavano, al punto che da ubriachi (tutti quanti, compreso mio marito) hanno litigato quasi a coltello, quel matrimonio che per noi è finito con una fuga in piena notte, io, mio marito, Natalina e Antonello, dopo che il più giovane dei fratelli – Francesco – si era rotto una gamba saltando dalla finestra per inseguire il suo nuovo cognato.

Un’avventura, quel matrimonio, che solo adesso, ripensandoci, capisco un po’ di più.

Dopo di allora Natalina e Antonello sono venuti a Padova per un po’, a casa nostra, per vedere se potevano trovare un lavoro, per sistemarsi in qualche modo.

Non è andata bene e sono tornati in Sardegna, non so neanche bene cosa abbiano fatto negli anni successivi, hanno lavorato qualche estate in un villaggio turistico, hanno preso una casa in mezzo al nulla fra Olbia e Golfo Aranci dove lui teneva (e penso tenga ancora) delle pecore, Natalina ha trovato lavoro come postina a Olbia.

Li vedevamo in estate, anno dopo anno, fino a quando abbiamo smesso di andare lì in vacanza, in effetti fino a quando non abbiamo smesso del tutto di andare in vacanza.

E avevamo quasi perso i contatti, qualche telefonata ogni tanto e nulla più.

Poi l’incidente di Paolo, 7 anni fa, da cui non si è più ripresa.

Adesso… beh adesso ha messo davvero la parola Fine.

Natalina… generosa, sensibile, dolce donna, facevi parte di una vita che non è più la mia ma hai lasciato un segno, in quella parte della mia vita, e ti ringrazio di quel segno.

Sono cose di cui ci rendiamo conto solo dopo, solo quando non ci sono altre possibilità, non ci sono più scelte.

Ciao Natalina, per l’ultima volta.

È per te
Questo bacio nel vento
Te lo manderò lì
Con almeno altri cento

È per te
Forse non sarà molto
La tua storia lo so
Meritava più ascolto
E magari chissà
Se io avessi saputo
T’avrei dato un aiuto
Ma che importa oramai
Ora che

Puoi prendere per la coda una cometa
E girando per l’universo te ne vai
Puoi raggiungere forse adesso la tua meta
Quel mondo diverso che non trovavi mai
Solo che non doveva andar così
Solo che tutti ora siamo un po’ più soli qui

(Eros Ramazzotti – Sta passando Novembre)

Valentino mi ha detto: non è la mia versione migliore, ma è l’unica che sono riuscito a finire senza mettermi a piangere…

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