Ultimi giorni prima di Natale

Mercoledì sera la Metro che avrebbe dovuto portarmi a casa si è rotta.

Dopo una decina di minuti ferma in stazione a Campo Grande ha spento le luci e un messaggio ha detto: per problemi tecnici il servizio è sospeso e non si sa quando sarà ripristinato.

C’era un vento pazzesco e freddo e pioggia a tratti.
E stare lì sotto 10 minuti al freddo ad aspettare il primo autobus utile non è il massimo.

Sono arrivata a casa dopo le 9 con l’aura che avanzava e già non ci vedevo al lato sinistro.
È poi è arrivato il mal di testa, vecchio amico conosciuto da anni.
Mi sono sforzata a mangiare qualcosa e con 2 pastiglie (una sola non faceva effetto) mi sono messa a letto esausta.
Alle 10 o poco più ho spento la luce e mi sono addormentata.

Ovviamente mi sono svegliata molto presto, in effetti avrei fatto a meno di svegliarmi alle 4:30.

E la giornata di ieri di conseguenza non è stata brillante, ero piuttosto rincoglionita in effetti, menomale che il lavoro era meno pesante del solito e le ore sono passate abbastanza in fretta.

All’inizio della settimana c’erano da chiamare i Bad Collaborators, ti spiego chi sono.

Sono quei personaggi, o famiglie, che fanno finta di collaborare mandando dati ogni tanto o saltando settimane intere – o mettendo settimane di ferie a raffica.

Ed è arrivata una lista di chiamate da fare in cui dobbiamo dire, se rispondono (cosa che capita ben poco) che o cominciano a fare sul serio oppure chiudiamo la collaborazione.

Sempre se rispondono ti raccontano le storie più disparate, problemi di famiglia, di salute, “mi sono dimenticato” oppure “avevo messo ferie”… solo che per finire in quella lista ci vogliono anche decine di settimane inutili per cui spesso le scuse sono solo… scuse.

Ma in quella lista finiscono anche cose ben più serie.

Mi ha risposto una signora che si è messa a piangere al telefono con me raccontandomi che si è dovuta trasferire al paese a casa del padre infermo e con l’Alzheimer lasciando a casa sua marito e figli, perchè non c’è nessun altro che può assisterlo, e ad ogni telefonata sperava che fosse la comunicazione di un posto in Hospice.

Mi ha risposto la signora anziana ormai da settimane col marito in ospedale in chemioterapia.

Mi ha risposto la madre con la figlia operata al cervello che ormai non ci vede più.

Insomma, chiamate angoscianti che mi hanno fatto tornare indietro di 10 anni, quando chiamavo i clienti per le bollette non pagate o per il distacco del gas (Natale 2011, te lo ricordi?), e chi dorme la notte dopo storie come queste?

Ieri per fortuna è stato diverso, adesso ci sono da rifare le schede famiglia, coi dati dei collaboratori.

I nostri collaboratori sono quasi tutti anziani, spesso sopra gli 80, ed è bello vedere che gli piace raccontare.

Ieri un signore di Novara – 84 anni, che vive con la moglie di 80 – mi raccontava dei 4 figli e 9 nipoti, quando gli ho chiesto se avevano animali in casa ha detto: solo mia moglie 😀

E tutto orgoglioso mi ha raccontato che hanno appena festeggiato 65 anni di matrimonio e che a Natale saranno in 19.

Poco dopo un altro signore, di Piacenza, raccontava della casa a Bobbio dove passano i 6 mesi estivi, vicino al Monte Penice, e mi ha invitato ad andare a trovarli se passo da quelle parti.

Loro a Natale saranno 21, sono bisnonni.

Queste chiamate riscattano le altre, molto più spiacevoli, ti fanno pensare che non è tutto buio, là fuori, che c’è ancora un po’ di sana umanità.

E poi mi sto portando a casa auguri di Natale per un esercito per i prossimi 10 anni.

Ancora un paio di giorni e sarà davvero Natale, quest’anno, dopo 4 anni, Natale davvero.

Un Natale in cui non lavorerò, come a Capodanno se è per quello, come è successo nei 3 anni scorsi.
Anche se il 25 lo passerò su un aereo, non conta, anche se la mia famiglia ormai è ridotta a numeri molto lontani, non importa, sarà Natale a casa,

E mi manca, non l’avrei mai detto sai?

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5 comments

  1. https://www.youtube.com/watch?v=bA03c6-7M0Y

    La famille
    (Sheila)
    L’autre soir nous avions décidé
    D’nous payer une p’tite sortie dehors
    Je n’sais pas qui en a eu l’idée
    Mais tout l’monde était tout d’suite d’accord
    Sans prév’nir grand-père est arrivé
    Et il n’aime que la télévision
    Mais comme il faut tout lui expliquer
    On est tous restés à la maison.
    La famille ça fait partie
    Des p’tits soucis quotidiens
    Mais pourtant c’est une vie
    Qu’on aime bien.
    J’ai un frère qui est trop jeune encore
    On n’aime pas le voir traîner la nuit
    C’est pourquoi il me dit qu’il m’adore
    Quand il veut que je sorte avec lui
    Il m’entraîne en disant : “sois gentille”
    Mais à peine est-on dans l’escalier
    Il avoue : “je vais voir une fille
    Laisse-moi seul et va de ton côté”.
    La famille ça fait partie
    Des p’tits soucis quotidiens
    Mais pourtant c’est une vie…

    1. Perdonami ma il primo video è una cagata, a parte il fatto che è in francese e sinceramente ho parecchio declassato i francesi da quando ne conosco un po’ di più.
      Il secondo ci sta, come gli altri della stessa serie, tieni però conto che parla di Porto, qui a Lisbona le cose sono un po’ diverse.
      Sai com’è, capitale europea con relative pretese, sicuramente Porto rappresenta di più la media del Portogallo, Lisbona è sfalsata, fuori dai canoni di questo Paese, sopra le righe.
      Questo non vuol dire che non ci si viva bene, anzi, ma molto più simile all’Italia di quanto si pensi.
      Se è per questo a volte mi stupisco di sentir parlare in portoghese per strada 😀 , è quasi più normale sentir parlare in inglese, forse questo ti da’ l’idea.
      Per quello che riguarda la famiglia, beh…
      Se per famiglia si intendono i legami di sangue è una cosa, se si intende stare con persone che riempiono la tua vita, a cui vuoi bene, allora si, anche qui ho la mia famiglia e non mi manca niente da questo punto di vista.
      Ma le tue radici sono dove sono e per quanto ci provi non cambiano mai, le hai nel sangue.
      Bejinhos

      1. oilà … ti ho postato il primo video non a caso …
        quella Sheila …ma lo saprai …
        è questa …dei nostri ricordi
        https://youtu.be/LQs4ZCLQ4wI
        e te la faccio vedere con una certa età ….quella che ha ora.
        Solo per dirti che la vita …ci cambia, ti cambiano gli altri , e cambiano anche gli altri …
        compresa la famiglia … ho un figlio in svizzera … la sua (forse) lei che parla tutte le lingue tranne la mia …
        mia madre con l’alzheimer, il lavoro appena cambiato per mettermi in gioco ancora ..una moglie che se va bene andrà in pensione per età ..un’altro figlio che non si capisce se è destinato o vuole essere mammone ….e il resto –lasciamo perdere ….
        Natale …forse se ce la facciamo saremo insieme altrimenti si farà a spezzoni …
        l’unica grande differenza fra noi ..è che tu sei “sola” ed io sono in compagnia … ma spesso “solo”..

        “Le changement on aime pas ça, ça nous fait peur. Mais on ne peut pas empêcher les chose de changer. Soit on s’adapte, soit on reste en arrière. Ça fait mal de grandir et de changer. Si on vous dis le contraire, c’est un mensonge. Mais la vérité, c’est que parfois plus les choses changent plus, elles restent les mêmes. Et parfois, le changement a du bon ; parfois le changement est la clef, le changement est tout.”

        **A Noël, il est tout aussi important d’ouvrir notre coeur que d’ouvrir nos cadeaux**

        Bon Noël, Luisa

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