Gelo

Ci sono delle volte che non si riesce a tradurre in parole le sensazioni…
semplicemente non esistono parole che bastino a descriverle.
Sono 3 giorni che mi porto dentro questa… credevo di essermene liberata, credevo che non l’avrei ormai più provata.. come raccontarla? come descriverla per alleggerirla e smettere di pensarci?
In fondo neanche so come cominciare.. se non col ricordo..
Un ricordo, una serie di ricordi, che avevo chiuso dentro alla stanza buia che ha sulla porta il cartello “Cose da non ricordare, da non rivivere
Anche se solo il fatto che quella stanza esiste, che quella porta esiste e può essere aperta, solo quello automaticamente eviterà che mai, nella mia vita, certi ricordi saranno del tutto cancellati.
Li ho mai descritti quei momenti?
Si, l’ho fatto, in parte… con una persona che ormai non c’è più nella mia vita da anni, quella persona che sembrava capire, e anche se dentro di me sapevo che non poteva, mi illudevo che fosse davvero così..
Spesso mi sono detta che in fondo non era poi chissà che, che ci sono persone che vivono angosce molto peggiori delle mie di allora, che sopportano mali molto più grandi…
Ma se è vero che ognuno ha un limite alla sopportazione, allora quello era il mio.. e ogni volta ne uscivo pesta e insanguinata, come se invece di colpirmi nell’anima mi avessero colpito fisicamente.
Altrettanto spesso mi sono ripetuta che proprio quell’angoscia è stata una delle spinte alla mia voglia di fuga, di riscatto…
Come se dopotutto io alla fine debba anche ringraziare quei momenti, per avermi fatto trovare la forza..
Ma non ci riesco, non ci riuscirò mai…
Se impari a nuotare perché hai qualcuno di cui ti fidi che invece ti tiene la testa sott’acqua e non ti fa prendere fiato.. puoi ringraziarlo?
Oh si, impari a nuotare.. ti fai crescere le branchie… e respiri… o muori… e allora era proprio quello che avrei voluto.
I ricordi.. quella porta..
Erano i pomeriggi che si trasformavano in sera senza nessun segno da lui che doveva tornare a casa per cena… erano le sere in cui con Valentino alla fine ci arrendevamo e ci mettevamo a tavola, lasciando il piatto coperto ad aspettarlo.. erano le sere che un’ora dopo l’altra diventavano notte e in cui man mano che passava il tempo ogni rumore esterno diventava presagio…
Erano le notti in cui alla fine il rumore era quello del suo ritorno.. alle 2, alle 3.. alle 5… e la porta sbatteva, e a volte i pugni sul tavolo, altre volte il piatto della cena e tutto quello che era possibile rovesciare si frantumavano sul pavimento.. e io mi nascondevo nel letto, tremavo, fingevo di dormire ma sentivo i passi incerti sulle scale e altre porte che sbattevano…. e pensavo che una volta o l’altra non sarebbe andato diretto alla sua camera ma sarebbe venuto da me… e neanche riuscivo più a piangere…
E la mattina dopo… si raccoglievano i cocci, si sistemava al meglio.. facendo finta di niente, senza una parola…
E dopo… giorni di silenzio, in cui ogni occhiata diceva mille cose… e allora si evitavano anche gli sguardi…
Quel silenzio, pesante, di piombo…
Vero, non litigavamo mai… ma io mi sentivo come se stessi reggendo sulla schiena tutto il peso della casa…
Non succedeva spesso… solo perché troppo spesso non c’erano in tasca i soldi per uscire la sera a bere con gli “amici”.. io ormai sapevo che appena ci fossero stati si sarebbe ripetuta la stessa storia.. e ogni volta, puntualmente succedeva… ogni volta…
Dopo… dopo molte volte, dopo le macchine e il camion distrutti e patente ritirata, dopo…. lui mi ha detto sono cambiato, voglio ricominciare a vivere, senza più bere…
E io gli ho creduto…
Per cui… domenica mattina sentirlo ancora così, la voce impastata, l’ho rivisto come l’ho visto centinaia di volte…. e tutto è tornato in mente, tutto come non vorrei ricordarlo…. si è spalancata quella porta.
Il ricordo… che non è più solo una parte della mia vecchia vita che si allontana ma è ancora, tuttora realtà…
Dopo averlo sentito… ero sola in quella casa… e ho pianto.
E mi sono data della stupida, mi sono detta “adesso non è più affare tuo, adesso tu vivi lontana da tutto questo, adesso è finita…”
Mi sono detta “questa è la conferma che hai fatto bene, che hai scelto giusto, andandotene via da qui..”
Ma l’angoscia è rimasta lo stesso… piano piano me ne libererò, come già ho fatto nell’ultimo anno…
Ma so che dentro di me mi ha segnato…

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