2021: 2 mesi a casa – 1 – Il primo mese

28 maggio – 23 giugno 2021

Viaggio e il resto

Il viaggio è iniziato il 28 di maggio, come ho già raccontato più volte dopo molte vicissutidini fatte di voli cancellati, soldi persi, illusioni e delusioni, molta speranza e dita incrociate… tutte quelle che ho.

Quante cose da raccontare.

Sono ormai 5 giorni che sono in Italia, a casa di mia sorella, e ancora non ho trovato il tempo di mettermi qui a scrivere.

E invece voglio raccontare, prima che si perdano le immagini e le sensazioni, poi lo so che mi servirà e mi farà piacere tornare a certi momenti, anche se banali.

Il viaggio.

Che c’è da dire in fondo, tutto assolutamente normale, la sveglia alle 4, ultime cose in valigia (dove c’è stato quasi tutto), Bolt verso le 5, aeroporto, consegnata la valigia imbranata come al solito (ci fosse una volta che non mi incasino con i totem), l’attesa del volo.

Talmente normale che mi stupivo (mascherine a parte), ma insomma, tutti i controlli, test, autocertificazione, registrazione al sito… ma ci sarà prima o poi qualcuno che me li chiederà?

A quanto pare no, o siamo talmente registrati e monitorati, senza rendercene conto, che già sapevano tutto, oppure semplicemente partono dal presupposto che sia tutto in regola e ti mandano avanti per la tua strada (Vanti col Cristo che ‘a procession se ingruma!!).

Uscita Aeroporto Malpensa

Il volo tranquillo, un caffè assolutamente schifoso che stavolta si pagava (anche la TAP è diventata come Ryanair che in aereo ti vende anche l’aria e te la fa pagare pure cara), alle 10:30 o poco più del 28 maggio ero a Malpensa.

Però la sensazione di essere a casa c’è stata, fin dal primo momento, fin dal cartello “Finalmente a casa” in aeroporto, aspettando il bagaglio.
Come ho detto altre volte, solo vedere le pubblicità in italiano e sentire la gente intorno a me parlare nella mia lingua, è ogni volta strano e ha il sapore di un abbraccio, di un bentornato.

Poi la macchina, potrei dire che è stata la migliore esperienza con un’agenzia di noleggio (AutoVia) da quando noleggio auto (e sono 5 anni ormai), 2 ragazze gentilissime, “hey la signora deve andare a Padova, ma allora diamole una macchina un po’ più grande (senza pagare niente in più)”.
Risultato?
Kia Rio con impianto a GPL, altro che Panda!!

E via, col pieno di gas, verso Ferrara.

Ovviamente anche col navigatore sono riuscita a perdermi ma è stato anche piacevole, sono passata per la stessa autostrada (quella per Varese) dove passavo i primi tempi che stavo a Milano e poi quando stavo a Parabiago.
Rivedere le uscite di Busto, Legnano, Castellanza, Origgio, tutte collegate in un modo o nell’altro al periodo in cui vivevo lì, è stata un’emozione ed è rinata la voglia di tornare da quelle parti, nella zona che per un po’ per me è stata casa.

Poi il navigatore mi ha fatto girare verso Como e mi sono venuti dei dubbi: ma dove sto andando?

Mi sarei fatta volentieri un giretto ma avevo davanti 300 km fino a casa di mia sorella per cui…

Così, un po’ malvolentieri, via verso Monza e poi A4, Bergamo, Brescia, coda a Desenzano, Verona (altra coda), la Transpolesana (noiosa all’inverosimile), Rovigo, Copparo, Massa.

Sono arrivata da Adriana sulle 7 di sera, stanchina ma davvero contenta.

A casa.

Beh si, sono arrivata a casa, Adriana e Franco sono come sempre pieni di attenzioni, mi coccolano in mille modi, davvero mi sento a casa qui.

La mia stanza, la postazione per poter lavorare, ma soprattutto la loro vicinanza, guarda caso mi sono passati i mal di testa, dormo la notte, è sparito il senso di ansia continua che ho avuto negli ultimi mesi.
Non ci saranno modi per poterli ringraziare abbastanza.

Valentino.

Sabato 29 maggio sono partita di nuovo per andare dal mio bimbo, anzi dai miei bimbi, quello grande e quello piccolo, come dico sempre.
Serve dirlo?
Non vedevo l’ora di vederli e di stare un po’ con loro.

E a parte tutto il resto, Light mi ha riconosciuto subito, anche se non mi vedeva da mesi, facendomi mille feste 😀

E poi stare con loro, la passeggiata con Light fra i campi lì intorno, col grano ancora verde, giocare a “inferno, purgatorio, paradiso” coi boccioli dei papaveri, e poi nel pomeriggio la strada verso casa di Adriana dove mi hanno accompagnato, facendo il giro per il delta del Po, che Leone non aveva mai visto.

E la sera a cena insieme, mi sono quasi commossa vedendo le persone che amo di più al mondo insieme, non è capitato molto spesso, per non dire quasi mai.
Mi ha scaldato il cuore.

E poi nei giorni successivi è iniziata la normalità, o perlomeno quella che sarà normalità nei prossimi 2 mesi, colazione insieme la mattina, a mezzogiorno si inizia a lavorare e via fino a sera, con la piccola (ma enorme) differenza che non sono sola, che trovo pranzo e e cena pronti (e diciamolo, fa molto comodo), che sono con la mia famiglia.

Se devo essere sincera faccio un po’ fatica a ricostruire quei due mesi in modo ordinato e cronologico, comunque una delle prime cose fatte è stato andare a Padova, ovviamente in cimitero dalla mamma (cosa che mi sembra sempre più inutile) e poi in Prato (della Valle, per chi non è padovano) a prendere quelle 2 o 3 cose che mi servivano ma che non erano così fondamentali da giustificare un’uscita per negozi a Lisbona.
E poi vuoi mettere prenderle in Prato?

Anche se non riconosco quasi più le mie radici ecco uscire la padovana che è in me, il Prato è sempre il Prato!!

E di quel giorno non c’è poi molto da raccontare.
La Leo, vulcanica e travolgente come sempre, il caldo e il Prato superaffollato senza un angolo di ombra, la stanchezza di chi è rimasta col culo su una sedia per un anno e mezzo (io) e si ritrova a dover fare chilometri a piedi in mezzo alla gente pensando “ma chi me l’ha fatto fare?”
Il passaggio veloce a casa di Valentino per uno switch che mi serviva per poter lavorare (lunga e noiosa storia che non serve spiegare più di tanto) e il ritorno a casa.

Da lì un limbo di giorni normali, lavoro dalle 12 alle 21, una sera una pizza, un’altra un gelato a Tresigallo, giri dell’orto, pranzi e cene in famiglia a base di tagliatelle o cappellacci fatti in casa, parmigiana, risotti (come ne sentivo la mancanza), torte di tutti i tipi e biscotti ripieni, zanzare assassine tipiche del basso ferrarese e fiumi di Autan (di quelle no, non sentivo proprio la mancanza).

Normalità, che potevo anche fingere potesse essere permanente.

Solo verso fine giugno mi sono resa conto che ero già arrivata a metà del mio periodo di “fuga da Lisbona” e non lo avevo sfruttato poi un granché, per cui ho iniziato a muovermi di più.

Perchè, si sa, non di sole tagliatelle col ragù alla bolognese vive l’uomo!

Verso fine giugno mi ero presa un paio di giorni di ferie e abbiamo approfittato per andare a Vicenza a trovare la mia vecchia madrina (Lucia, che a settembre compirà 90 anni) e poi sono stata qualche giorno coi miei ragazzi…

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