Galizia 1st day – 11 Luglio 2017

11 Luglio 2017 – Areoporto – Santiago de Compostela.

Ogni viaggio sembra avere per me una strada di riferimento, in Galizia è stata la N-550 anche se non era come alle Azzorre, anzi di strade ce ne sono veramente migliaia e tutte numerate, vedi per esempio la DP-5201 (quella per Muxia)

La N-550 è quella che va da A Coruña fino al confine con il Portogallo, quasi parallela con la Autovia AP-9 che è parzialmente a pagamento.

Mi ha portato da A Coruña a Santiago il primo giorno, si snoda fra colline, salite e discese, ogni tanto attraversa qualche paese, bella, larga, scorrevole, panoramica, in mezzo ai boschi e tantissimo verde, un bel primo impatto con la Galizia.

Gli spagnoli corrono in macchina, nelle salite tirano allegramente, nelle discese mollano e filano ancora di più.

I limiti di velocità sono di conseguenza, nella N-550 il limite è dove possibile 100 km/h.

Ma parto dall’inizio, che è meglio.

L’aereo è piccolino, 70 posti a elica, di quelli che fanno tremare Massimiliano, ma non sento una gran differenza, rispetto ai soliti che ho preso finora.

Vola più basso e nei tratti senza nuvole si vede un bel panorama, ti scorre sotto il Portogallo e poi, appunto, la Galizia, seguendo in parte la costa.

L’arrivo all’aeroporto a la Coruña è tranquillo e senza scossoni, ore 10,30 circa ora locale (stessa dell’Italia, 1 ora in più rispetto a Lisbona) e poi inizia la storia.

Ci è voluto un po’ per la macchina, un bel po’ in effetti, mi sono messa in coda nell’aeroporto quasi deserto, una coppia davanti a me, ma c’era una ragazza che faceva tutto da sola e si è persa in chiacchiere con i 2 che non se ne andavano più.

Nel frattempo arriva uno che porta indietro la macchina, e la ragazza è sparita una decina di minuti, mi sono seduta sulle panchine lì di fronte e arriva una tracagnotta che mi si mette davanti senza neanche dar segno di accorgersi che c’ero.

Spagnola, valle a spiegare che c’ero prima io (magari potevo provare ma mi sono armata di pazienza).

Insomma 1h e ½ prima di salire in macchina.

Bella però, nuova nuova, poco più di 1000 km sul contachilometri, SEAT Ibiza bianca, più grande di quella che avevo prenotato, e fila che è una meraviglia.

Devo starci attenta, devo riprenderci la mano, ha una bella ripresa e su e giù per le colline guidare è un divertimento.

Vado verso Santiago.

Per la strada scopro che la macchina ha 6 marce, il navigatore (non abilitato, a saperlo…) la retrocamera per le manovre, un computer di bordo che dice tutto, dalla temperatura esterna al consumo medio, alla strada fatta in totale al tempo passato alla guida.

Un gioiellino per me che ero abituata alla Panda (che in confronto ha solo il volante o poco più).

Santiago de Compostela.

Iniziano i dolori col navigatore di Google, sembra che dopo l’ultimo upgrade sia andato in vacca del tutto, perlomeno nelle città.

A parte che i nomi delle vie non riesco a vederli e la voce del navigatore pronuncia le X come le diciamo noi, cioè X mentre in galeno si leggono J (il JE francese)

Per cui quando il nav dice “Avenida Xioao Paulo” devi capire Joao, sembra una cazzata a dirlo così ma prova a girare per una città assolutamente sconosciuta senza vedere i cartelli e non capire quello che la voce ti dice…

Mi spiace ma ho bestemmiato in 5 lingue diverse, sicuramente anche in galeno dato che c’ero.

Dopo che ho girato alla cieca per un po’ (mi sono specializzata ad andare esattamente dalla parte opposta di dove avrei dovuto) ho trovato un parcheggio e mi sono fermata a prendere fiato.

E ho trovato il  Parque do Alameda

Curioso che in questa parte dell’Europa ci sia un po’ dappertutto qualche cosa che si chiama Alameda.

Il parco è molto bello, fontane, vasche con paperelle e cigni bianchi e neri, panchine, viali alberati, salite e discese, scalinate, la chiesetta, la piazza con le aiole curate e la statua al centro, alberi enormi antichi, zanzare, fresco all’ombra che la giornata si è fatta caldina.

Sigaretta, ragazzo con cane, querce e noci, coppia in costume che prende il sole, gruppi di pellegrini accompagnati dal prete col berretto con la conchiglia.

Qualche foto, una passeggiata e un altro giretto.

Se poi il navigatore me lo concederà andrò in albergo.

h. 18,50

Le ultime parole famose.

Già al parco di Alameda mi ero fermata per disperazione, sono ripartita ottimista e ho girato per la città per 2 ore e 20 (orologio della macchina) prima di capire dov’ero e dove dovevo andare.

Alla fine senza usare il Nav…

Si perché lo stronzo calcolava il percorso ma poi non lo seguiva e non mi diceva da che parte andare.

Un pezzo e lo riavviavo, un altro pezzo e con le mani nei capelli cercavo di capire cosa fare.

Alla fine o fermavo un taxi (e qui non ce ne sono in ogni angolo come a Lisbona) o cercavo di seguire le strade un paio alla volta.

Così ho fatto, perdendomi 27000 volte, e finalmente ho trovato l’hotel.

E mi sono accorta che ci ero passata davanti almeno 2 volte senza saperlo.

Grazie Google.

Nei miei conti pensavo di arrivarci alle 3, sono quasi le 7.

E sono esausta.

Adesso mi riposo un po’ e poi esco a vedere Santiago se no finisce che quella storica, pedonale, neanche la vedo.

Il centro, il traffico e le vie principali le ho già fatte tutte.

Ah, caffè 1,10€, welcome back in Europe.

E ci ho messo un anno a capire che la domanda “solo?” è perché gli spagnoli bevono il caffè col latte.

SIN LECHE, GRACIAS, è la risposta giusta (conviene anche dire “corto” o “pequeño” se vuoi un caffè decente).

Fatta la passeggiata che alla fine è stata una bella camminata di 5 km, visto il centro storico, seguito gli ultimi 2 km del Camino, la cattedrale è in restauro e si entrava solo da dietro, quando l’ho scoperto non ho rifatto tutto il giro per tornare indietro, adesso me ne pento ma chissà, magari farò davvero il Camino di Santiago, quello vero, e allora avrò il diritto di entrarci.

Il tabacco costa meno, anche dell’Italia, 8,95€ il pacchetto da 50 gr. (a Lisbona 12,70€), se c’è il duty Free in aeroporto faccio scorta ma 3 o 4 li prendo comunque.

Così tiro avanti fino a quando torno in Italia in settembre.

La città e il centro trasudano storia, parlano di antico, di sacrificio, di fede, non solo in Dio.

Ci sono turisti dappertutto, quelli da pullman e viaggi organizzati, sembra Lisbona e in alcuni angoli perfino Venezia, con le stradine strette fra case antiche e le piazzette.

Ma qui c’è qualcosa in più, sarà il Camino che dà questa sensazione, e li vedi quelli che hanno fatto la strada a piedi, oh si che li vedi.

Quasi stralunati, come se avessero perso la dimestichezza con la gente e i posti affollati, li vedi stanchi, stracciati, appoggiati alle colonne che si guardano intorno come stupiti, e hanno qualcosa negli occhi, non lo so definire, come se sulla strada avessero trovato qualcosa dentro di loro, anche senza averli mai visti prima li vedi “cresciuti”, con qualcosa in più.

Li invidio, fare il Camino è ancora una delle mie to do before

Chi lo sa se riuscirò a tornare qui in un altro modo, nel modo “giusto”.

Adesso, in questo modo, mi sembra di barare.

Cena in albergo, buono ed economico, e crollo a nanna.

Domani altro bel programma, vedremo se ci starà tutto quello che ho in mente.

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