mamma 11 – 8/8 – 88

Mi dispiace, chiedo scusa a chi leggerà questa pagina, vorrei saper trasmettere più serenità, meno angoscia.

Ma devo, ho bisogno di scrivere queste righe, ne ho bisogno perché mi aiuta a voltare pagina e ripartire, a chiudere una parentesi e continuare la mia vita.

..

Sono frastornata… e mi sento svuotata.

Mi ritrovo in certi momenti a pensare come se fosse una cosa che non mi riguardasse personalmente, mi vedo come dall’esterno, come se vedessi un’altra persona.

Ma dopo mi rendo conto davvero e vedo l’oggi per quello che è.

Oggi è il giorno in cui la mamma se n’è andata, in cui il suo cuore si è finalmente fermato.

Stamattina sulle 9.

Gli strani casi della vita, stavamo uscendo di casa per andare in ospedale da lei, il solito viaggio di un’ora e mezza, diventato ormai una consuetudine, quasi un’abitudine che sembrava immutabile.

Ma avevo fretta stamattina, mi sembrava che mia sorella e mio cognato si muovessero al rallentatore, io volevo partire prima ma non erano mai pronti.

Ero in ansia ma cercavo di non farlo vedere, ho sempre la sensazione che se mi mostro ansiosa per qualcosa loro facciano apposta a trovare sempre un motivo per tardare, per tergiversare.

Eravamo sulla porta di casa, pronti a mettere le cose in bagagliaio, il mio zaino in previsione di fermarmi la notte, le borse termiche.

Ho acceso il vecchio cellulare, quello dove ho il numero che ormai non uso più e che mi porto dietro perchè non tutti ancora sanno che l’ho cambiato.

Quando ha suonato, all’inizio, non mi sono resa conto che era il mio telefono.

Il numero sconosciuto, la voce gentile… sua mamma ci ha lasciato pochi minuti fa…

Da quel momento tutto è iniziato a muoversi freneticamente e nello stesso tempo come sott’acqua.

Mia sorella ha detto a mio cognato: corri più che puoi, dove puoi, ma CORRI !!

La strada si è allungata di mille km, non si arrivava mai eppure il tempo è stato lo stesso di tutte le altre volte.

Passato a mandare messaggi ad amici e parenti, a fare telefonate.

Il parcheggio dell’ospedale era intasato in modo mai visto, faceva un caldo pazzesco ma io quasi non lo sentivo.

Sapevo solo che dovevo prendere quel lentissimo ascensore.

E infine in quella stanza, con le altre ricoverate che ci guardavano senza il coraggio di rivolgerci la parola.

Quel letto nascosto dai paraventi, quel lenzuolo bianco, teso, quel viso..

Ho cercato di farmi coraggio, ho forzato me stessa a guardare quel viso, ho cercato di accarezzarla per l’ultima volta.

E poi sono scappata via, non ci sono riuscita.

Come in una bolla di sapone che è scoppiata, tutto si è mosso insieme.

Le infermiere e la dottoressa che sono venute ad abbracciarci, le altre pazienti che dicevano come mi dispiace, ancora il telefono che suonava, le lacrime che scendevano da sole.

Un turbine infinito che sembrava non fermarsi più.

E in tutto questo la consapevolezza, finalmente, la certezza che lei non soffriva più, che finalmente era in pace.

Immagini…

Adesso che la giornata è finita, che finalmente posso archiviare gli ultimi 70 giorni e tornare a pensare in termini di normalità…

Immagini che vengono in mente, come tessere di un puzzle che non potrà mai essere completo ma che nello stesso tempo è davvero finito.

Tutte le volte in cui ci hanno detto “non supererà la notte” e immancabilmente lei la superava, anzi, si riprendeva e in noi riprendeva la speranza di un ritorno a una pseudo normalità, a una vita serena per lei, circondata dal nostro amore.

Per poi ricadere ancora.. e ripartire ancora, anche se ogni volta con meno forza…

Quante volte? 

Molte… troppe…

L’ultimo mese, quando la ripresa era lenta, troppo lenta.

E man mano si trasformava in una lenta discesa.

La difficoltà a parlare, la regressione a comportamenti e espressioni infantili, certe volte ci guardava con occhi che non erano i suoi, come se la sua parte bambina, nascosta dentro di lei, riuscisse ad uscire.

Per qualche giorno non si riconosceva come nostra mamma, diceva che noi 2 figlie e lei eravamo 3 sorelle.

I giorni successivi ci guardava e ci ascoltava, con un’espressione incuriosita, di bimba timida e alla fine diceva solo un’unica parola: perchè ?

Finché non è più riuscita a parlare… e ha iniziato a dormire.

Lei… era lei ma non lo era più, ormai da una decina di giorni.

E non era più cosciente da domenica scorsa.

Si è fermata, lentamente, anche dolcemente, perchè no…

Si è spenta come una candela che ha usato tutta la sua cera ma che cerca comunque di fare ancora un po’ di luce, di calore.

Le era rimasta solo la sofferenza.. e poi più neanche quella, grazie alla morfina

Solo i lenti, radi respiri, che si interrompevano per poi riprendere.

Fino all’ultimo, fino a stamattina.

Immagini, nei miei pensieri e nel groppo che ho in gola, immagini che mi hanno impedito di mangiare e forse non mi permetteranno di dormire, immagini che piano piano si allontaneranno, diventeranno ricordi e magari poi neanche più quelli.

I ricordi che resteranno saranno quelli di lei vicino a me, nei molti anni in cui lo è stata.

E lo è sempre stata

Questi suoi ultimi giorni si perderanno, per fortuna.

Non sono lei, lei è stata ben altro, per me
..

8/8 – 88
8 Agosto 2013 – a 88 anni mia mamma oggi se n’è andata

Questa volta davvero, per l’ultima volta… buonanotte mamma, ti voglio bene

 

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6 comments

  1. Death Is Nothing At All

    Death is nothing at all.
    I have only slipped away to the next room.
    I am I and you are you.
    Whatever we were to each other,
    That, we still are.

    Call me by my old familiar name.
    Speak to me in the easy way
    which you always used.
    Put no difference into your tone.
    Wear no forced air of solemnity or sorrow.

    Laugh as we always laughed
    at the little jokes we enjoyed together.
    Play, smile, think of me. Pray for me.
    Let my name be ever the household word
    that it always was.
    Let it be spoken without effect.
    Without the trace of a shadow on it.

    Life means all that it ever meant.
    It is the same that it ever was.
    There is absolute unbroken continuity.
    Why should I be out of mind
    because I am out of sight?

    I am but waiting for you.
    For an interval.
    Somewhere. Very near.
    Just around the corner.

    All is well.

    Henry Scott Holland ~ 1847-1918
    Canon of St. Paul’s Cathedral ~ London. UK

    Love you my dear friend ….

  2. I would put the Italian translation of this wonderful poem .. thanks, Klara 🙂

    La morte non è niente
    Sono soltanto scivolato via nella stanza accanto
    Io sono io e tu sei tu
    Qualunque cosa noi eravamo l’uno all’altro
    Lo siamo ancora
    Chiamami con il mio vecchio nome familiare
    Parla con me nel modo semplice che hai sempre usato
    Non mettere nessuna differenza nel tuo tono
    Vestiti senza aria forzata di solennità o di tristezza
    Ridi come abbiamo sempre riso
    Ai piccoli scherzi a cui ci siamo sempre divertiti insieme
    Gioca, sorridi, pensa a me, prega per me
    Che il mio nome sia sempre la parola familiare che è sempre stato
    Che si dice senza sforzo
    Senza il fantasma di un’ombra in esso
    La vita significa tutto ciò che ha sempre significato
    E’ la stessa che è sempre stata
    C’è una continuità assolutamente ininterrotta
    Che cosa è la morte, se non un incidente trascurabile?
    Perché dovrei essere fuori dalla tua mente
    Perché non sono davanti ai tuoi occhi?
    Ti sto aspettando per un breve intervallo
    Da qualche parte molto vicino
    Proprio dietro l’angolo
    Tutto va bene.
    Niente è passato, nulla è perduto
    Un breve momento e tutto sarà come prima
    Come rideremo della pena della separazione, quando ci incontreremo di nuovo!

    Canon Henry Scott-Holland, 1847-1918, Canon of St Paul’s Cathedral
    London, UK

  3. La morte non è morte
    è semplicemente un’altra forma di vita,
    sicuramente più splendente e duratura
    di quella che in un certo senso
    siamo obbligati a vivere sulla terra.

    Vorrei dirti 1000 cose, le stesse che ogni volta
    appaiano sulla bocca di chi deve fare condoglianze…
    le stesse che vengono dimenticate di lì a poco
    per continuare a vivere…

    e invece no … stavolta userò due poesie che
    rappresentano la visione di quello che sento dentro
    in questo momento in cui tua madre ha smesso
    una vita terrena per cominciarne una molto più
    importante …fatta di luci, colori e tanto amore.

    Couleurs

    Au-dessus de Paris
    la lune est violette.
    Elle devient jaune
    dans les villes mortes.
    Il y a une lune verte
    dans toutes les légendes.

    Lune de toile d’araignée
    et de verrière brisée,
    et par-dessus les déserts
    elle est profonde et sanglante.

    Mais la lune blanche,
    la seule vraie lune,
    brille sur les calmes
    cimetières de villages.

    Federico Garcia Lorca
    …………………………………………………………………
    Vivro’

    Andro’
    – senza gambe
    – senza braccia
    – senza occhi.
    Avro’ quelli
    dei miei fratelli.
    Le mie gambe:
    le tue gambe.
    Le mie mani:
    le tue mani.
    I miei occhi:
    gli occhi suoi.

    Andro’
    ai confini del mondo.
    Per guardare vivere.
    Per nuotare
    contro corrente
    nella notte del cuore.
    Per salire
    sulla barca
    della consolazione.
    Per vedere
    la morte morire.
    Per arrivare al cielo.

    © Walter N. ® 2005

    1. Grazie
      per le tue parole e per quelle che mi hai detto ieri sera
      e anche per quelle non dette, quelle che stanno fra le righe e nei piccoli silenzi
      ..
      grazie
      ti voglio bene.. e tu che mi conosci più di quello che credi, sai come
      Luisa

  4. Anche se in ritardo, come mio solito, volevo solo dirti due parole:
    La Morte è solo del Corpo
    La Vita è quella che ti ha dato Tua Madre
    il Suo Spirito e la Sua Anima vivranno per sempre con la Tua Anima
    La Vita è quella che Tu stai vivendo
    assieme allo Spirito ed alla Sua Anima,
    quello che ti ha insegnato, ti ha detto,
    tutto quello che ti ha fatto arrabbiare di Lei
    è tutto nel Tuo Cuore.

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