mamma 13 – Nemesio

Oggi con mia sorella siamo andate dalle sue figlie e abbiamo avuto modo, finalmente e forse per la prima volta, di parlare fra noi con un po’ di serenità.

Abbiamo parlato di lui, di lei, di loro come coppia, dell’affetto e dell’amore che li legava, di come avevano fatto in modo, anche giustamente, dal loro punto di vista, di avere la loro vita separata da tutte noi.

Certo, c’erano i pranzi della domenica, c’erano i vari Natale e Pasqua e compleanni.

Loro erano il trait d’union fra noi figlie ma mai, prima di oggi, era esistito un rapporto diretto, senza la loro presenza.

E non stiamo parlando di poco tempo ma di 26 anni.

E’ stato anche bello, pur nel periodo terribile che abbiamo vissuto e stiamo vivendo, scoprire la possibilità di un dialogo, di un’intesa, come se fossero persone sconosciute che imparavamo a conoscere.

Bello ma strano, decisamente…

Istruttivo anche, in un certo senso ho capito di più oggi sull’uomo che ha vissuto con mia mamma per un quarto di secolo che in tutti gli anni passati.

E ho anche un po’ ridimensionato la mia idea su di lui.

Non giudico le loro scelte, non voglio e in fondo non ne ho il diritto.

Ma credo di dovergli un po’ di giustizia e, senza nulla togliere alle varie cose, spiacevoli, successe negli ultimi mesi, mi sembra giusto dire anche altro, di lui.

Lui viveva per la mamma, lei era il centro della sua vita.

Guai a chi la toccava, guai se qualcuno avesse avuto qualcosa da dire su di lei.

Il suo era un attaccamento quasi morboso, giusto o sbagliato che sia stato si erano isolati dal mondo, erano loro due e tutti gli altri, le loro figlie comprese.

Quando la mamma ha avuto l’infarto per lui è stato un colpo fortissimo.

Lui era sicuro, visto il suo cancro già conclamato, che se ne sarebbe andato prima di lei e non sopportava l’idea di restare senza di lei, non sopportava di vederla soffrire, non sopportava di vederla come era cambiata, come la malattia l’aveva ridotta.

E sicuramente era roso da grossi sensi di colpa (ho già scritto di come mi chiedeva sempre scusa..) e dopo la morte della mamma non aveva più voglia di vivere, si era lasciato andare, aveva smesso di lottare.

Con le ragazze oggi dicevamo che nessuno si aspettava che avrebbe fatto così presto ma lui si era fermato, per lui la sua vita era finita, non aveva più scopo.

Al di là di tutto, devo dire grazie a quest’uomo, glielo devo.

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