Quanta incertezza

È un periodo in cui non so bene cosa fare, ho in mente possibilità diverse ma sono incerta, non riesco a capire bene cosa mi conviene fare, o anche se mi conviene fare qualcosa in generale.

Cerco di avere bene in mente le scelte che ho e le relative conseguenze ma al momento sono tutte illazioni, tutte ipotesi.

Ed è tutto nebuloso, senza dati sicuri, senza neanche la possibilità di programmare qualcosa in modo concreto.

Sto parlando della possibilità, relativamente vicina nel tempo, di tornare in Italia.

Certo, prima o poi lo farò, ma sarà prima o poi?

E a quali condizioni?

Mi guardo intorno giorno dopo giorno, vedo già il posto dove vivo come provvisorio, come qualcosa che sta per diventare ricordo.

E sinceramente già mi manca questo posto, anche solo immaginando di andare via.

Il fatto è che, per quanto sia precario e con limiti e confini sempre più stretti, definiti, questo posto, questa casa, questa stanza dove passo il 95% della mia vita, sono casa mia.

E so bene che qualunque cosa faccia, dovunque vada, non esisterà più un altro posto che potrò definire “casa mia”.

Ho voluto descrivere nei post precedenti questo ambiente dove vivo ed ho vissuto negli ultimi dieci anni, l’ho voluto fare in un certo senso per fissarne il ricordo, per quando non ci vivrò più.

Per poter rileggere in futuro e ricordare, pensando: “ah sì, vero, me lo ricordo, che bello che era (o che brutto, o che palle, o qualcosa…)”.

Le possibilità.

Una è comunque restare qui, non è ancora escluso che io ci possa riuscire ancora per qualche anno, ma come?

Ovviamente solo lavorando per TP se voglio avere un posto dove vivere, non è materialmente (economicamente) possibile un’alternativa.

A Lisbona gli affitti sono diventati irraggiungibili anche avendo uno stipendio, figurarsi avendo solo la pensione da fame che passa il governo portoghese, con quella si vive sì e no un paio di settimane (anche senza pagare l’affitto).

Diamo i numeri?
Pensione PT, quella a cui avrei diritto (in teoria): 260€ al mese
Una stanza (non un appartamento, una stanza) in affitto a Lisbona costa sui 350€ se si ha la fortuna di trovarla, altrimenti si parla di 500/600… hai fatto i conti?

Fuori Lisbona, in qualche paesino sperduto si trova ancora sui 200€ e non mi importerebbe di vivere fuori, dovunque sia.

Ma, come mi ha fatto notare Sandra qualche tempo fa che ne abbiamo parlato, se non sto bene, se mi ammalo?
Se ho bisogno di andare da un medico, se non in ospedale, se mi servono visite ed esami, che faccio?
Se ho bisogno di qualcuno che mi accompagni, o anche solo di qualcuno da chiamare in caso di emergenza?
Chi chiamo?

Ricordiamoci che io qui sono sola, non ho nessun cane che mi possa aiutare, non c’è nessuno su cui possa contare.

Senza parlare della vita normale, fare la spesa è la prima cosa che mi viene in mente, visto che ovviamente non ho una macchina e non potrò permettermela.

Fuori Lisbona è escluso.

Ma è aria fritta quello che sto scrivendo, semplicemente la scelta non c’è, non con quella pensione, per cui le possibilità restano due: o continuo a lavorare per TP o torno in Italia.

Mi vengono in mente diecimila pro e contro, come una lista di buoni e cattivi, cose positive o negative.

A parte che ancora non so a che condizioni tornerò in Italia, ho l’appuntamento al patronato INPS in Italia il 15 dicembre per sapere, capire, almeno in parte, cosa mi riserva la pensione italiana, ammesso che io ne abbia diritto.
Ancora non so neanche questo.

Restare a lavorare per TP sarebbe un prendere tempo, e chissà poi quanto, un anno? Due?

Pensione o no, il ritorno in Italia sembra una scelta obbligata, è solo questione di quando, non di se.

Mia sorella mi ha detto qualche giorno fa: “se tu non fossi andata a Lisbona cosa avresti fatto?
Saresti stata qui da noi, magari se avessi avuto fortuna avresti trovato un lavoretto, o magari no, ma vivresti da noi già da dieci anni, anche senza un soldo in tasca.”

Mi ha praticamente detto: “sono dieci anni che sei via, a qualunque condizione va bene, torna a casa!”

Ma come rinunciare a quello che ho qui?

Lisbona mi ha dato dieci anni di vita dignitosa, di autonomia, di indipendenza, ha dato carburante vitale al mio orgoglio di cavarmela da sola senza dover chiedere niente a nessuno, anzi di poter fare io qualcosa per gli altri, mio figlio al primo posto.

Cosa avrei potuto fare quando era senza un soldo, quando doveva cambiare casa per lasciare sua moglie che gli faceva vivere una vita d’inferno, quando ha dovuto prendersi la macchina, quando aveva spese per mio nipote che non poteva affrontare?

Cosa avrei potuto fare anche solo per fare un regalo di compleanno a quel ragazzino?

Lisbona mi ha dato la possibilità di esserci, di poter aiutare quando è servito.

Mi ha dato la possibilità di mettere qualcosa da parte, come dico a mia sorella: “almeno mi posso pagare il funerale” (spero che bastino).

Non che io faccia la bella vita qui, sto chiusa in casa a lavorare 5 giorni su 7 e gli altri due sì e no vado a fare la spesa… e ovviamente esami e visite mediche.

(Accidenti a quella volta che ho fatto lo screening per il cancro al colon, è stato un caso, una cosa che ho fatto pensando: perché no?
E guarda qua, sto scapicollandomi per colonscopie, visite da gastroenterologo, cardiologo, test ed esami di questo e di quello.
Beh, ecco cos’altro mi ha dato Lisbona, l’assicurazione sanitaria 😀
Guai se non ci fosse stata e se non ci sarà nei prossimi mesi, e quella non ci sarà di sicuro in Italia.
)

Chiusa in casa che poi significa chiusa in camera mia, mi da quasi fastidio uscirne, visto che la casa è lercia, i due francesi (che sono francesi come me, diciamo magrebini, e menomale che gli arabi dicono “noi siamo puliti”) sono due cessi, non puliscono niente, cade una carta o un pezzo di carta igienica e resta lì per giorni (finché non mi stanco di vederla e sono io che la raccolgo).

Lasciano roba in giro, Alì considera la veranda come un prolungamento della sua stanza e il soggiorno come un deposito bagagli dell’amico di turno, Ilyena molla le sue cose in giro dappertutto.

Lavano male i piatti e restano unti sullo scolapiatti, ieri mi sono decisa e li ho rilavati io (in fondo ci mangio anch’io su quei piatti) e stamattina li ho messi al loro posto, loro non lo fanno mai.

Devo tenere il mio mobiletto chiuso con un laccio, non so mai se mi sparisce qualcosa.

Non portano mai fuori le immondizie, sono io che alla fine mi stufo e faccio un giro ai bidoni (che sono appena fuori dal portone del palazzo, non serve fare chilometri, solo pensarci).

Il pavimento del bagno è pieno di terra, sabbia, chissà cos’è, capelli, polvere, ci si potrebbero piantare le patate!!

Lo stesso vale per il parquet vicino all’ingresso e in soggiorno, è piovuto nei giorni scorsi e ci sono impronte di scarponi, posso garantire che non le ho fatte io, non esco da una settimana.

Chi pensi che pulirà?
Loro sicuramente no, toccherà a me se non voglio che la donna delle pulizie che verrà la settimana prossima faccia una segnalazione a TP col rischio che ci caccino fuori tutti e tre.

Come si fa a vivere bene in questa casa?

Ma… ma… lavoro, ho il mio stipendio che arriva puntuale ogni fine mese, posso prendere un aereo due volte all’anno e tornare da mio figlio e mia sorella, noleggiarmi una macchina e andare dove voglio.

Cosa potrò fare quando sarò lì?

Dimenticarmi viaggi e giretti, dimenticarmi una macchina, riuscire si e no ogni tanto a prendere un treno per vedere mio nipote, riuscire ad andare a mangiare una pizza con la mia amica Leo ogni qualche mese.

Ma se è per quello dovrò anche dimenticarmi il mio essere solitaria, il mio piacere di fare le mie cose nel mio modo, quello di avere i miei angoli e i miei tempi, per la prima volta dopo dieci anni dovrò scendere al compromesso di una vita in comune con altre persone, mia sorella e mio cognato per carità, non estranei, ma mai più sola (in questo caso in senso negativo, io da sola sto bene se non si era capito).

Ci ho già provato nei periodi più o meno lunghi che sono stata lì negli scorsi anni, già dopo un mese non vedevo l’ora di tornare a casa, era un “sacrificio” con data di scadenza.

Quando tornerò non ci sarà data di scadenza, sarà rivoluzionare tutto il mio modo di vivere senza possibilità di ritorno.

Non è una bella prospettiva, vista la libertà ed autonomia che ho adesso.

Poi mi chiedo come mai fumo sempre di più.

Speravo di chiarirmi un po’ le idee scrivendo qui, di solito succede, ma ho finito per sentirmi ancora più incerta, piena di dubbi su cosa, come, quando, perché…

Forse l’unica cosa che ho davvero capito è che, contrariamente a quanto ho scritto all’inizio, scelte non ce ne sono, le possibilità sono ridotte al lumicino.

Oggi è domenica, sto usando il tempo in cui dovrei lavorare per scrivere qui (non che ci sia qualcosa da fare), fuori c’è un vago sole e non fa freddo, il mio “amico” sta passando e tossendo, come al solito, ovviamente parlando al telefono.

Sto lavorando, questo tempo che sto riempiendo è tempo pagato e se dipendesse da me non lo farei finire mai.

Ma invecchio, ho quasi 70 anni e non sono più com’ero 10 anni fa quando sono arrivata qui (e non ero una ragazzina neanche allora), sono senza fiato, sono stanca, avrei voglia di fermarmi.

L’incertezza resta: come?

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