Out of shock? of course not !

Riprendo da quel post dove raccontavo della colonscopia di un paio di mesi fa, Out of shock appunto.

Eh, sì perché doveva esserci un “dopo” di qualche tipo e mi sono mossa per farlo succedere, quel “dopo”

Adesso rileggendolo mi viene quasi da sorridere leggendo tutta la trafila per la colonscopia, è proprio vero che si dimentica facilmente.

Dopo di quel giorno tutto sembrava tornato alla normalità, con calma ho preso appuntamento dal gastroenterologo che appena ha visto gli esiti non si è neanche sprecato a farmi una visita, ha detto subito “qui bisogna fare una Colon TAC”

“ma non si preoccupi” ha aggiunto, “è molto meno invasiva della colonscopia normale, ti pompano un po’ d’aria nella pancia e poi fanno una normale TAC, tutto qui”

Ma perchè tutti i medici hanno questa insana mania di minimizzare?
“niente di invasivo” vale come “sentirai solo un piccolo pizzico”… palle!

Comunque con questa premessa ho cercato dove potevo fare questo esame un po’ più complesso e ho preso l’appuntamento all’Hospital da Luz, quello più vicino, relativamente, a dove abito.

Niente da dire sull’ospedale, sulla burocrazia, sulla gentilezza degli operatori, un posto che raccomanderei a tutti, sono davvero bravissimi ed efficienti.

Qualcosa di più da dire sull’esame in sé.

Sono impressioni e sensazioni fresche di giornata, anzi direi di ore, visto che sono tornata a casa poco fa.

Prima di tutto la preparazione all’esame è tale e quale, forse peggio, della preparazione alla normale colonscopia, stessa trafila di digiuno, solo liquidi, medicine varie, corse in bagno e mal di pancia.

La preparazione l’ho fatta ieri e l’altro ieri, ho finito di correre in bagno verso mezzanotte, e stamattina ero vuota come un sacco vuoto (di quelli che non stanno in piedi).

E in effetti avevo qualche problemino di stabilità ed equilibrio, perfino facendo la doccia mi sono dovuta sedere un paio di volte, ero proprio uno straccio.

In qualche modo sono arrivata all’ospedale verso le 3:30 di oggi pomeriggio ed ho aspettato il mio turno, senza fretta.

E lì è arrivato il bello, oh che bello.

Contesto prima di tutto il fatto che è meno invasivo, magari non ti mettono dentro un endoscopio e lo mandano su per l’intestino, ma ti buttano dentro 4 litri di aria, e fa male…

(e sottolineo, QUATTRO LITRI DI ARIA con 20 cm di cannula su per l’ano…)

La colonscopia “normale” te la fanno in anestesia, tu non ti accorgi di niente, la colon TAC si fa da sveglia per cui senti tutto, la cannula infilata dove va infilata, l’aria che entra piano piano, l’intestino che si contrae, la pancia che si gonfia…

E poi con i crampi che arrivano in sincronia con il cuore che batte a mille ti infilano nel tubo della TAC e tu dovresti anche stare rilassata, trattenere il respiro: io avevo una tachicardia a 200, ma chi ci riusciva a trattenere il respiro?

Insomma, non ci sono riuscita, non ce l’ho fatta ad andare fino in fondo.

Mi hanno tirato fuori di lì che ero fradicia di sudore, non esagero, avevo i capelli completamente bagnati, il cuore in gola, non riuscivo più a ritornare a respirare normalmente.

Neanche a parlarne di finire l’esame, mi sarei dovuta girare a pancia in giù, ma quando mai?

Non riuscivo neanche ad alzarmi dal lettino, ci ho messo un po’ a ritrovare il fiato e le forze per andarmi a rivestire, poi mi sono seduta una ventina di minuti su una poltrona in una delle sale d’aspetto a ritrovare un po’ di normalità.

Adesso che sono a casa tranquilla, che finalmente mi sono fatta un bel tè caldo con 3 o 4 biscotti, ripenso all’esperienza.

Quando ho fatto la colonscopia ero in ansia e preoccupata, stavolta ero tranquillissima, sapevo che non sarebbe stata una passeggiata divertente ma avevo un atteggiamento positivo, senza nessun problema.

Errore.

E poi forse il fatto che ero da sola, stavolta, può sembrare niente ma avere qualcuno che ti aspetta fuori è una gran valvola di sfogo, un appoggio che se manca rende tutto più difficile.

Ancora adesso ripensandoci rivivo certi momenti come un incubo e il cuore fa le capriole.

Menomale che domani ho la visita dal cardiologo, non ne uscirà niente ovviamente, ma questa esperienza fresca fresca vorrei riuscire a raccontargliela.

Spero di riuscirci.

Per il resto: alla prossima puntata.

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