Stamattina mi sono svegliata presto con l’idea di scrivere, di buttare giù in qualche modo queste sensazioni di questi giorni in cui molte cose si muovono o iniziano a farlo.
Nel mio letto, bevendo il caffè, mi sono guardata intorno, questa stanza che è tutto il mio mondo pur non essendo neanche mio, e allargando l’orizzonte questa città in cui ho conquistato il mio posto, piccolo, insignificante, ma costruito con la mia mente e le mie forze.
Voglio davvero lasciare tutto questo?
No.
Mia sorella mi ha detto di non essere egoista e pensare solo a me stessa ma di pensare anche a loro che sono lì, di non farmi più seghe mentali, e di tornare a casa.
Quelle parole pesano come una montagna nella mia testa: non essere egoista!
Sono stata egoista dieci anni fa quando ho deciso di venire qui?
Ho pensato solo a me stessa?
In effetti sì.
Ripensandoci ho fatto una vera pazzia, impulsiva e incosciente delle conseguenze, a quasi 60 anni ho mollato tutto senza un soldo in tasca, ho chiesto prestiti per andare a 2500 km da casa e iniziare una nuova vita.
Non ho pensato davvero, coscientemente, a chi lasciassi indietro, a mia sorella, mio figlio, mio nipote che aveva 5 anni e adesso ritrovo un ragazzo di 15 anni che è quasi un estraneo, non ho pensato a cosa avrei levato loro.
Me ne sono semplicemente andata, scappando dalle mie responsabilità, chiudendo a forza porte che non avrebbero dovuto essere chiuse, dimenticando affetti e amicizie di una vita intera.

Mi ricordo, o certo che mi ricordo, la mia sensazione quel primo giorno a Lisbona, quella fredda e piovosa mattina di gennaio in cui ero già persa per strade che non conoscevo, in una città totalmente estranea, quello che davvero provavo sai cos’era?
Libertà.
Una tonnellata di pesi sulle spalle che erano spariti come per magia, una vita intera, quasi 60 anni di vita, che non esisteva più, davanti a me avevo solo il futuro, una nuova vita da ricominciare, nuove sfide da affrontare, tutto il resto era sparito.
Ritrovo nella mente quella strana repulsione, come un senso di invadenza al presente, al dover ricontattare mia sorella a casa, se fosse dipeso da me non mi sarei fatta sentire per un bel po’, per me quella era la vita di qualcun altro, era un passato chiuso, contava solo il qui e ora, al massimo il giorno dopo.
È vero, pensavo solo a me stessa, e mi sento un po’ in colpa per questo.
Ma se non fossi come sono, se non avessi questi problemi di salute, se avessi ancora la forza di allora, lo rifarei.
Subito!
Sono una stronza egoista a voler vivere ancora?
Comunque sia, egoista o no, mi piaccia o no, è arrivato il momento di voltare pagina, e lo farò, riempirò valige e scatoloni, butterò pezzetti e briciole degli ultimi 10 anni e salverò quello che resta, quello che ci starà nel bagagliaio di una macchina.
Una volta tanto caccerò in fondo all’anima il mio egoismo e farò quello che devo.
E a questo punto non vedo l’ora che sia tutto finito, che la scelta sia compiuta e completata, che la mia nuova realtà diventi quotidiano, che passino i prossimi due mesi per mettere la parola fine a questa folle avventura.
Ma sono contenta di farlo?
Decisamente, sicuramente NO
E poi…
Fra le mille cose che mi frullano per la testa in questi giorni ce n’era una che era più insistente: una volta che sarò in Italia, che farò?
Pensavo a quando tutta la buriana del trasloco, le dimissioni dal lavoro, le cose da mettere via o buttare, il viaggio per tornare, quando tutto questo sarà storia passata, che farò?
Da un giorno all’altro mi ritroverò a dover fermare il motore, mettere in folle e sostituire il lavoro, i problemi, le cose da fare con… il nulla.
Mi sento già sprecata, e adesso capisco gli anziani che vanno in pensione e sanno di aver ancora qualcosa da dire e da dare, che vogliono ancora fare qualcosa della loro vita ma non possono, sono fuori dal giro, fuori mercato come roba da buttare nel cassonetto.
Mi sento già così, inutile, ho solo il vuoto di un futuro senza scopo davanti a me, un futuro che si riassumerà nell’alzarsi la mattina e parcheggiare il culo sul divano, magari davanti alla televisione, col solo problema di cosa fare di pranzo o cena, di come riempire le ore fino alla notte successiva.
Cosa ne farò di questa testa che corre in mille direzioni?
Come riempirò quelle ore, giorni, mesi… andando dal medico?
Sono egoista se penso che potrei ancora dare qualcosa, fare qualcosa della mia semplice esistenza?
Sono egoista se penso che tutto quello che ho imparato, tutta l’esperienza di una vita, o anche solo degli ultimi 10 anni, possono servire ancora a qualcosa?
Forse sì, forse…
Il fatto è che non riesco a rassegnarmi all’idea che sto velocemente andando verso la fine, che la mia vita ha preso e dato quello che poteva, o doveva, ma che il traguardo ormai è in vista.
Sarà fra un anno o dieci, ma quello che era da fare è stato fatto, quello che resta sono solo scorie.
…
Mi tocca ammettere che oggi non ho una gran bella giornata, vero?
Vorrei che non fosse un day off, vorrei dover lavorare stamattina per smettere di pensare.