Sabores do Metro

Sabores do Metro è una catena di negozi che vendono dolci e tranci di pizza, li trovi all’interno di alcune stazioni della Metro a Lisbona (Alameda, Entrecampos, Campo Grande e credo anche Areeiro).
In uno in particolare mi fermavo quasi tutti i giorni, alla stazione di Alameda, per prendermi un paio di brioche o una confezione di Pasteis de Nata da portare al lavoro.

Qui voglio parlare di Metro e di quello che ci sta dentro ed intorno.

La Metro a Lisbona ti permette di andare ovunque, la città non è grandissima, intendiamoci, ma è pur sempre una capitale europea e ha pur sempre il suo mezzo milione di abitanti.
Buona parte di loro prendono la Metro, che sia per andare al lavoro o a fare spese oppure a passare il sabato sera in centro.

La Metro di Lisbona è per molti versi particolare, molte stazioni sono colorate e piene di mosaici di azulejos, ne ho già parlato nei primi tempi (qui).

Ho fatto anche una galleria di foto delle stazioni più belle (qui) e ce ne sono di davvero particolari.

Ma Metro non sono solo i treni e le stazioni, sono soprattutto la gente che ci si può incontrare.

Spesso mi è capitato di vedere le stesse persone giorno dopo giorno nei treni e di osservare le loro abitudini e modi di fare.

Dalla signora anziana tutta tirata, coi capelli nerissimi, super truccata, che se dovesse mai sorridere probabilmente le si sbriciolerebbe la faccia in 20 pezzi, al ragazzo sulla 30ina, le immancabili cuffiette, col taglio super corto rasato ai lati della testa e un ciuffo tipo riporto, che si parcheggia appiccicato alla porta per tutto il tempo, nelle fermate intermedie si sposta per far uscire ed entrare la gente e poi si mette di nuovo lì, col naso a sfiorare la porta, come una reazione ad una specie di claustrofobia.

Alle persone ansiose, che evidentemente hanno paura di perdere la loro uscita e si alzano appena le porte si chiudono alla stazione precedente, a quelle che se ne fregano e stanno sedute con le borse della spesa, belle comode, fino a quando si aprono le porte alla loro fermata e allora è tutto uno spintonarsi e un “com licença” in mezzo all’eterna ressa, soprattutto nella gialla.

A volte mi sono fermata, dopo scesa dal mio treno, ad annotare immagini e modi di vestire, oltre che modi di fare.

Un paio di giorni fa ho scritto questo:
La donna con la maglietta arancione e il seno prosperoso così sporgente che sicuramente è sostenuto da un’impalcatura, esce lentamente dalla porta della metro.
Anzi, non esce.. emerge

Prima il seno, come il periscopio di un sottomarino, poi piano piano il resto, così lentamente che credevo le si chiudessero le porte addosso.

O anche questo:
La donna con la felpa con scritto NEW YORK.
Io penso chissà se è mai andata davvero a New York.
Per quello che vale potrebbe essere scritto BORGO VALSUGANA.
Ma probabilmente era troppo lungo da farci stare sulla felpa. 

Tempo fa, il 30 luglio, ho annotato questo:
Metro affollata effetto scatola di sardine, non puoi non notarla per i suoi pantaloni neri attillatissimi sul culo e con ampia zampa di elefante.
Ciabattine (non sandali) a infradito su unghie laccate di rosso.
Giubbino in finta pelle rosso, lunghi capelli lisci biondi, peccato che lei è nera.
Musica a tutto volume dal cellulare, musica è una definizione vaga, non so bene quella cos’era.
Voce alta per parlare con non si sa chi, sembra qualcuno a metri di distanza in mezzo alla folla nella metro, parole (per me) incomprensibili.
Non sembra esserci un interlocutore fra la folla, tutti la guardano come se fosse invasata.
E, non poteva mancare, completa la scena la sciabattata salendo la scalinata verso l’uscita.
Clack, clack, clack…

Parlando di vestiti, beh, ho già accennato al fatto che i gusti dei portoghesi in fatto di moda e colori sono perlomeno discutibili, ma in metro vedi davvero di tutto.

L’indiano (o pachistano, boh) col turbante e i baffoni o le donne in sari sono quasi una cosa normale, così come gli universitari coi mantelli neri e camicia bianca con cravatta nera (maschi e femmine, estate o inverno, una vera e propria divisa), poi un gruppetto di vecchiette tutte vestite completamente di bianco (immagina gonna, giacchino, camicia, scarpe, borsa, cappellino, tutto bianco) che si ritrovano ed aumentano ad ogni fermata.

E i colori dei neri, sembra che vogliano riscattare il colore della pelle vestendosi coi colori più vivi possibile e coi disegni più strani.
Quante volte avrei voluto fotografarli, quei vestiti spesso lunghi fino a terra, coloratissimi, quasi mai ci sono riuscita.

Improbabili accostamenti, del tipo maglietta nera a mezze maniche con stampa colorata di chissà cosa e sopra canottiera bianca che non copre del tutto la stampa che c’è sotto, il tutto su pantaloni larghissimi, bianchi di un bianco più smorto, che arrivano alla caviglia.
Completa l’effetto una borsa marrone e ciabattine di plastica azzurre tipo piscina.

A volte mi ritrovo a guardare la gente ridendo da sola, e distolgo lo sguardo sperando che non se ne siano accorti 😀
Penso che comunque non capirebbero.

Poi, molto raramente, ci sono le volte in cui la Metro è deserta, il treno quasi vuoto, al punto che anche il solito rombo della corsa nei tunnel non lo senti più, sembra un fantasma che procede veloce nel buio.

Nei quasi 4 anni che sono qui e che prendo la Metro quasi tutti i giorni mi sarà capitato forse 3 volte e fa un’impressione strana, vedere la lunga carrozza coi sedili vuoti fino in fondo, come essere nella pelle di un serpente dopo la muta.

Ma è comunque un caso raro, tranne che ad agosto e di mattina prestissimo, e dipende dalla linea.

Non voglio pensare alla Rossa che porta all’aeroporto con gente che trascina i valigioni ed enormi zaini.
L’ho presa per quasi un anno, in tutte le stagioni, piena di turisti che parlano mille lingue, italiano compreso, e io sorridevo ascoltando i commenti degli italiani che, da bravi turisti all’estero, parlavano convinti che nessuno li capisse.

Se chi legge qui avrà occasione di andare all’estero si ricordi, non dare mai per scontato che nessuno capisca quello che dici, soprattutto in grandi città turistiche.
Faresti solo la figura del coglione.

Ok, oggi è sabato, magari mi faccio un giro in Metro a prendere i Pasteis de Nata al Sabores do Metro…Bem-vindo a Lisboa 🙂

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