Su e giù per il Portogallo

E alla fine sono iniziate, queste tanto desiderate ferie.

Come avevo scritto tempo fa, queste ferie hanno riunito il mio (quasi disperato) bisogno di staccare dal lavoro, dopo 3 mesi e mezzo ininterrotti con annessi e connessi, l’arrivo della mia amica storica, la Leo, e l’ “anniversario” del nostro viaggio insieme di 40 anni fa, quell’agosto del ’79.

Dopo un primo giorno di preparativi, soprattutto mentali, alla fine è arrivata!

Oltre alla sfiga iniziale e alla complicazione del viaggio in treno + navetta per l’aeroporto (per lei), ci si è messo l’aereo in ritardo di più di un’ora.
Inoltre doveva venire Elisabeth a cena ma poi ha disdetto all’ultimo momento, mi spiace molto ma non sta passando un buon periodo, spero che risolva in fretta, mi preoccupo a vederla così.

Ci siamo poi viste domenica, il 22 settembre, è venuta a fare colazione con noi in Padaria e ci ha poi accompagnato a Sintra, con Franceschina.

Sintra è stata la prima di una serie di giornate passate in giro, almeno quella parte del mio “programma” è stata rispettata.

Premetto che in ogni posto dove siamo state da quel giorno in poi è stata una maratona, quando vai da qualche parte sapendo che “o oggi o (probabilmente) mai più” cerchi di vedere tutto, condensare tutto in poche ore, col senno di poi anche troppo, tutto semplicemente non ci sta.

Con la Leo abbiamo girato in lungo e in largo Quinta da Regaleira, con parco, museo, su e giù per stradine e scalette, bello, bello.
Se è per quello abbiamo girato un bel po’ anche intorno a Sintra, per non aspettare l’autobus abbiamo deciso di tornare in paese a piedi, sbagliando strada (colpa mia) e finendo per farci 5 o 6 km a piedi.
Mi sa che erano di più, avevo i piedi che friggevano.

Voglio stendere un velo pietoso sull’autobus che poi ci ha portato a Cabo da Roca.

Anzi no, nessuna pietà, come non l’aveva certo l’autista dell’autobus per gli esseri umani schiacciati come sardine che sballottava qui e là per la strada tutta curve, salite e discese, frenate improvvise, 35 minuti di tortura appesi come quarti di manzo ai sostegni sperando di non pestare nessuno o di non fare la fine dei birilli del bowling, con le braccia doloranti e l’equilibrio che si faceva più precario ad ogni curva.

Se c’è una cosa che ho deciso quel giorno, se mai tornerò da quelle parti, lo giuro, mai più senza macchina!!

Cabo da Roca e poi di nuovo autobus fino a Cascais, poi treno fino a Lisbona, poi Metro fino a casa.
Dire che quel giorno ero cotta è un eufemismo.
Le foto qui <— 🙂

Ma era solo la prima di una serie di luuuunghe giornate.

I giri turistici sono ricominciati il giorno dopo, fra l’altro la Leo è caduta in doccia e si è massacrata una spalla (niente di serio per fortuna ma sicuramente dolore e movimenti impediti).

La mattina in giro per Lisboa Oriente, la stazione di Calatrava, il gatto, il lungotejo, la zona Oceanario, il Vasco da Gama.
Poi a prendere la macchina noleggiata all’Interrent, con relativa coda allo sportello.

E il pomeriggio a Setùbal, giri e giretti, su e giù, chiese, piazze, stradine, monasteri, monumenti e musei (solo da fuori per fortuna).
Poi la Lapa de Santa Margarida, la grotta in riva all’oceano a cui si arriva da una scala/sentiero in mezzo alla boscaglia, fra fichi d’India e cespugli, per spuntare a pochi metri dalla risacca dove si apre l’accesso alla grotta con il suo piccolo altare e le colonne di roccia erose dal mare.

E la giornata è finita con lo stupendo tramonto sulla spiaggia di Caparica e la cena in churrasqueira vicino a casa, con pollo per me e sardine per la Leo, e una montagna di patatine fritte.
Le foto qui <— 🙂

Il viaggio vero è iniziato il giorno dopo ma come assaggio non è stato male, direi.

—> Algarve e dintorni – 24/27 settembre 2019

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