Un rumore per tornare ad un’altra vita

calcolatrice-rumoreUn rumore, sembra impossibile quanto poco basti a volte per riportare indietro nel tempo di una vita intera.

Mi sono stesa un’oretta a letto per recuperare un po’ di sonno, stanotte avevo dormito proprio male.

E ho sentito un rumore di fondo che mi ha dato un flash.

Forse ero già quasi addormentata, forse le mie barriere erano tutte abbassate ma sono tornata in un altro tempo e un altro luogo, Luisa1.1 credo.

La sensazione è stata quella di essere nella mia camera di quando ero ragazzina e sentire il rumore irregolare di una calcolatrice.

Una di quelle calcolatrici con i tasti e il rotolino di carta, quelle che adesso non esistono più.

E nella sensazione c’era la mamma che con quella calcolatrice faceva i suoi conti, lavorava per l’ufficio della fabbrica.

Adesso che provo a metterci razionalità mi chiedo come e quando io abbia potuto sentire quel rumore a casa mia, forse la mamma si portava il lavoro a casa o forse non era neanche lei, forse era prima ancora, quando papà aveva il suo ufficio nel nostro soggiorno…

Sarebbero ricordi davvero lontani e strani, dato che di lui e di tutto quello che mi è successo prima della sua morte – quando avevo 9 anni – non ricordo proprio niente.

Davvero non lo so spiegare quel ricordo da dove mi è venuto.

E leggermente più sveglia, ma non del tutto, mi sono chiesta se invece non fossero i rumori della fabbrica dietro casa.

La casa dove ho passato la mia infanzia e adolescenza era un palazzo rosso a 2 piani e dietro a quel palazzo c’era una rete che divideva il terreno da quello dove c’era una fabbrica di scarpe, una delle tante in quella zona.

La foto è presa da Google Map, io non ho foto di quella casa, magari se capita passerò di la a vedere com’è adesso.

Ma quelle tende verdi sono sul terrazzino dell’appartamento dove ho vissuto dai 3 ai 19 anni.

Mi è sempre piaciuto pensare a quella rete che divideva il nostro cortile dal retro di quella fabbrica ma non solo.

Era il confine fra la frazione dove stavo io, Oltre Brenta di Noventa Padovana, da Strà, e oltre a questo era anche il confine fra la provincia di Padova, dov’ero io, e quella di Venezia.

Da quella fabbrica si sentiva sempre il rumore ritmato delle macchine per cucire la pelle di chi ci lavorava dentro.

La mattina alle 8 c’era la sirena d’inizio lavoro, la sera alle 5 quella di fine della giornata.

Quel rumore…

poi sempre nel dormiveglia ho pensato che fosse di un altro tempo e un altro luogo, non moltissimi anni dopo, l’altra casa dove ci eravamo trasferite io e la mamma.

Una vicina di casa, la Bertilla, lavorava con la taglia-cuci per una fabbrica di canottiere.

Lei tagliava e cuciva canottiere tutto il giorno e a volte anche la sera, mi ricordo montagne di canottiere dappertutto a casa sua, e quel rumore era un continuo sottofondo in tutto il palazzo.

Vrrroomm.. vrooooommm…

Allora avevo già più di 20 anni però, il mio ricordo mi sembra più vecchio, e poi era diverso da quello che ho sentito oggi, forse il tempo e la memoria distorcono e il ricordo è diverso dalla realtà, poteva anche essere quello il rumore ma più ci penso più mi torna in mente la calcolatrice.

Che scherzi che fa la mente.

Questi sono ricordi talmente sepolti, talmente lontani, che non credevo più di averli, tantomeno di riviverli.

Non so e forse non saprò mai cosa ha causato quel rumore che me li ha riportati alla mente, se faccio 2 conti sono passati circa 45 anni da allora.

Mi piacerebbe molto che ci fosse ancora la mamma per poterle fare delle domande, per sapere quanto sono ricordi e quanto ricostruzioni della mia mente a distanza di tanti anni.

Ma lei non c’è più, per poterle fare domande, e il dubbio mi resterà fino a quando dimenticherò di nuovo tutto questo…

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