Parliamo di nonni

Nonna Rita e nonno Italo, 1926

Nonni. Queste figure che sempre sono presenti nella vita di ognuno di noi.

Nonni si diventa, senza fare niente di particolare, avere un figlio è una scelta (o a volte una cosa che accade), comunque vissuta giorno per giorno, sulla tua pelle, una volta che hai un figlio è una cosa che non si modifica, che resta per sempre, qualunque cosa succeda.

Ma essere nonna, come sono io, non lo scegli, ti succede come conseguenza di scelte fatte da altri, mio figlio nel mio caso. 
Ed è un “ruolo” che, finché non ti ci trovi, si sottovaluta, si vede come qualcosa di marginale.

Niente di più sbagliato.

Questo ruolo ti fa scoprire un modo di amare così inaspettato, così totale, che finché non lo realizzi ti sembra al limite dell’impossibile.
Non lo puoi descrivere, solo vivendolo capisci davvero.

Pensavo a questo qualche giorno fa, ero dal parrucchiere dato che ogni tanto mi tocca, anche se arrivo al punto di aver bisogno di una ristrutturazione totale, più che di una sistemata. 

Guardavo nello specchio questa faccia da vecchia che quasi non riconoscevo e come spesso mi capita mi dicevo “cazzo quella sono proprio io”.

Da lì il pensiero ad altri visi vecchi, la mamma e più indietro, i miei nonni.
I miei nonni li ho sempre visti vecchi, ovviamente.
E un pensiero tira l’altro.

Nonni.

I miei nonni paterni, Angela e Virginio, erano brava gente, contadini quasi analfabeti che del mondo avevano conosciuto praticamente solo Venezia e, mio nonno, le montagne del Friuli durante la 1a guerra mondiale.
L’unica foto che ho con la nonna Angela è di quando ho fatto la Comunione, 1965.

Dei nonni ho scritto altre volte, nei miei primi post del blog (Una vita e Occhi pieni di mare).
Di loro posso aggiungere che non ho ricordo di manifestazioni d’affetto ma c’è anche da mettere nel conto il carattere chiuso che molti di noi del nord Italia abbiamo e la poca tendenza a dimostrare i nostri sentimenti .

E ancora meno da parte dell’altra nonna (mio nonno materno non l’ho mai conosciuto, è morto 3 anni prima che io nascessi), l’ho sempre vista dura, rigida, fredda.
Non ho nessun ricordo neanche di un abbraccio da parte sua.

Ho molti ricordi della nonna Rita (Margherita), lei era indipendente e viveva periodicamente a casa dei suoi 3 figli, un mese qui e uno là, per cui ci sono stati molti periodi che viveva a casa nostra. Soprattutto gli ultimi mesi prima di ammalarsi e andarsene, nel ’75.

Ogni tanto, risparmiando e raggranellando pian piano dalla pensione, si faceva dei viaggi.
E in questo modo ha girato il mondo, è andata negli USA, in Giappone, Europa e Africa, chi lo sa se è mai stata a Lisbona, scommetterei di si.

Negli ultimi anni restava più “vicino” (nel senso che non andava all’estero) e si faceva quelli che definivano “viaggi organizzati”, sempre lo stesso gruppo di anziani che faceva qualche centinaio di km in pullman per arrivare in cima a una montagna, dire “oh che bello” e tornare indietro.
La prendevamo in giro, io e mia sorella, perchè aveva trovato un ometto ( 😀 ) che faceva i viaggi con lei, ogni tanto lei andava anche a trovarlo sulle montagne vicino a Vicenza.

Adesso sembra una cosa un po’ sciocca ma contestualizzando, lei aveva 80 anni (classe 1895) e eravamo negli anni ’70, mica era come adesso.

Credo che da qualche parte ci siano ancora i quaderni dove con stile un po’ pomposo raccontava i suoi viaggi, non ho mai avuto la pazienza di mettermi a leggerli.

Beh io non è che l’amassi particolarmente, diciamolo.
E probabilmente il sentimento era reciproco, non mi piaceva e io probabilmente non piacevo a lei.

Quante cose mi vengono in mente pensando a lei.
C’è stata una serie di anni che passavamo con lei l’estate in montagna (dalla fine della scuola a settembre) a S. Vito di Cadore (una decina di km. da Cortina).
Mia mamma prendeva in affitto un appartamento per tutta la stagione e io e mia sorella andavamo lì con la nonna, la mamma lavorava a Padova e ci raggiungeva i fine settimana.

Io ero bambina e poi ragazzina, dai 10 ai 15 anni circa, e sono stati gli inizi della mia voglia di ribellarmi, della mia insofferenza. Beh adesso, nel ricordo, penso che questo lato del mio carattere sia emerso anche grazie alla nonna.

Aveva delle regole rigide per tutto quello che riguarda l’ordine a casa, il modo di vestire, gli orari, cosa si può fare e cosa no. 
Credo che la prima volta il pensiero “con mio figlio NON farò così” sia nato in quel periodo.
Un pensiero che ho avuto molto di frequente, in effetti, nella mia vita 😀
(Valentino, ringrazia la tua bisnonna).

Era soprattutto molto “parsimoniosa” (io e mia sorella dicevamo tirchia) e ogni centesimo che lei considerava sprecato diventava un affare di stato. Col senno di poi mi rendo conto che è risparmiando al limite dell’ossessione che riusciva a farsi i suoi giretti ma anche questo lato del mio carattere deriva in parte da lei.
Reazione uguale e contraria, ovviamente.
In un certo senso anche mia mamma aveva la mia stessa reazione, con disapprovazione da parte di tutti. Io invece la capisco molto bene.

Magari qualche volta esagero ma fare una vita grama misurando a grammi per “mettere via” (per il funerale?) non mi sembra un bel modo di campare.

Credo che da queste parole trapeli una specie di “rancore” nei suoi confronti che non sono mai riuscita a sopire. Amen, scusa nonna ma…

Queste persone così importanti, a modo loro, nella mia vita, mi fanno sentire l’importanza di essere io, a mia volta, nonna. 

Chi lo sa se per loro nei confronti dei loro nipoti era lo stesso che per me. 
Sempre a modo loro, ma io spero di si.

Come dicevo all’inizio di questo mio viaggio nei ricordi, essere nonna risveglia un modo di amare così totale, così senza riserve, che è inimmaginabile se non lo si prova.

Penso a mio nipote e alla semplice, pulita gioia che mi da anche solo sapere che esiste, e che io esisto per lui, che ho un po’ di sensi di colpa nei confronti dei miei nonni, perchè non capivo, non potevo capire, cos’ero per loro.

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