Lisbon, Portugal

Provo sempre una specie di tenerezza vedendo le coppie di anziani camminare per la strada tenendosi per mano.
Qui è una cosa frequente che in Italia non ho mai notato, magari li vedi a braccetto ma vederli camminare, lui con la borsa della spesa, mano nella mano, mi fa sempre impressione.
Penso che tenersi per mano sia il più grande segno di affetto che si possa esprimere.

Ci sono molte piccole cose che vedo diverse dai miei ricordi di casa. 

Lisbona è un mondo colorato.
A parte le strade e le case che hanno mille colori e i murales che dovunque riempono di immagini la città, la gente di Lisbona è colorata.
I vestiti sono a volte orribili accostamenti di colori e disegni, improponibili fiori associati ad altrettanto improponibili disegni geometrici in colori contrastanti.
I portoghesi si vestono proprio male.

E poi si vede in giro gente con quelli che probabilmente sono i vestiti della festa del loro Paese d’origine, che può essere Angola o Mozambico o chissà dove, ma anche India o Pakistan, o tuniche arabe complete di hijab, colorate per le donne più giovani o rigorosamente marroni o nere per le donne più anziane.
E poi i neri che si vestono coloratissimi con elaborate acconciature piene di treccine e perline o con fasce e turbanti che raccolgono i capelli nerissimi o di tutti i colori, rosa, verdi, blu.

In Italia, almeno quando ci stavo io, non eravamo abituati a queste immagini tanto diverse dai nostri standard, in un certo senso questo è segno di integrazione ma non come la intendiamo di solito.
Non l’integrazione delle persone all’ambiente dove arrivano ma, al contrario, dell’ambiente alle nuove persone e culture che ospita.
Quanto questo sia positivo non lo so, non ne sono molto sicura.
è sintomo di una terra che perde le sue radici e la sua storia per diventare qualcosa di indefinito, un po’ di tutto e nello stesso tempo niente.
Come un puzzle fatto con pezzi di immagini diverse che si vuole riuscire a incastrare a tutti i costi.
Ma anche questa è globalizzazione no ?

Piaccia o no Lisbona è un mix di culture e razze, al punto che ogni colore, di pelle o abbigliamento, è diventato talmente normale che sembra nessuno ci faccia più caso.
Quelli che da noi brillano per la loro diversità, i neri per capirsi, qui sono ormai parte dell’ambiente, se all’inizio mi stupivo un po’ girando per la città o in Metro o in autobus, adesso lo vedo totalmente normale.
Poi va a zone, in quelle più turistiche o nel centro storico della città è più raro, nelle periferie che danno molto l’idea di ghetti si vede più gente nera che altro.
Anche l’aspetto scuro, mediterraneo, dei portoghesi va a sparire.

Il mio autobus passa per una grande via di comunicazione, Avenida Marechal Gomes da Costa, che divide da un lato Olivais Sul e dall’altro Chelas, Marvila e Bela Vista.
Queste ultime sono tutte zone di palazzoni come cubi di cemento alti 10 i 15 piani che sembrano pezzi di Lego buttati alla rinfusa su sterrato e erba gialla.
Dalla prima rotonda di Olivais inizia sulla destra (andando verso il fiume) una specie di zona industriale, fatta di capannoni a volte fatiscenti, gusci vuoti di cemento.
A quella rotonda la domenica c’è un mercato, come quelli da noi, con le bancarelle che occupano completamente una intera strada, Av. Santo Condestável.
Non ho visto altri mercati simili qui a Lisbona.
Io lo chiamo il mercato dei neri, la domenica il mio autobus si riempie di gente, quasi tutti neri, che poi scende in massa per andare al mercato.
Quando sono sull’autobus li guardo e sono io a sentirmi fuori posto.
(e a pensarci bene è proprio così).

A luglio ho scritto questo:
Famiglia intera di donne nere dirette al mercato della domenica di Marvila.
7 o 8 donne e ragazze di tutte le età, tutte con le stesse ciabattine col pelo, nere.

Allucinante.
L’odore in autobus è misto fra naftalina e dopobarba da pochi soldi.
Una ha un neonato e quando scendono alla fermata quella più anziana glielo lega sulla schiena con un telo, come si vede nei documentari sull’Africa.”

L’altro giorno c’era alla mia fermata dell’autobus una ragazzina, non credo che avesse più di 14 o 15 anni, con un vestitino leopardato che aspettava il mio stesso autobus.
Era da sola e si muoveva camminando avanti e indietro lungo la pensilina della fermata e ogni tanto si metteva a ballare, una piroetta, qualche passo saltellante, poi si fermava ma si vedeva che era in agitazione, aspettando chissà che.
Mentre era di spalle le ho fatto una foto, mi faceva sorridere.

Un’altra cosa che mi ha sempre stupito, parlando di colori, è la frutta.
Non tanto quella che vedi nei supermercati quanto per strada.
Non è raro vedere alberi di mandarini o di mele cotogne per la strada.
Sembra che nessuno raccolga quei frutti, vengono lasciati lì, alla portata di tutti e poi a marcire per terra.

 

 

 

 

 

 

Chi lo sa, magari se qualcuno cerca informazioni su Lisbona e trova questo post troverà utile e carino questo scorcio di questa città piena di volti diversi.
Venite a Lisbona, coi suoi colori, ne vale la pena 🙂

 

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